|
L'inizio è nelle
pagine di storia: l'insegnamento della religione cattolica fece il suo ingresso
ufficiale nelle scuole italiane nel 1923 con la riforma Gentile. Una scelta
rafforzata poi dal concordato del '29. Ora però, a più di cento anni di
distanza, la ministra dell'Istruzione Letizia Moratti insiste su un inattuale
ritorno a un modello confessionale della scuola pubblica. Lo raccontano
l'assunzione come insegnanti di ruolo di 10mila insegnanti di religione varata
dal governo Berlusconi e il fatto che le assenze degli studenti all'ora di
religione ora vengono segnate e interpretate come penalità, eludendo il
"particolare" che si tratta pur sempre di una materia facoltativa. Ma non solo.
La commissione guidata da monsignor Tonini incaricata dalla Moratti di stilare
una manuale deontologico ha appena concluso i suoi lavori e, presto, ne avremo
il pensum ad uso di tutti gli insegnanti, non solo quelli dell'ora di religione.
Mentre il vicepresidente del Cnr, lo storico Roberto De Mattei, con il compito
di riformare la ricerca nel settore delle materie umanistiche, lancia proclami
per una riscatto della società cristiana e contro i progressi della scienza,
come fondatore della associazione Lepanto. E non si tratta, purtroppo, di un
film in costume sul ritorno dei crociati. Basta andare sul sito
www.lepanto.org per rendersene conto. Si tratta, purtroppo, di
scelte vere e pesanti, di cui si vedono già le ricadute sui programmi scolastici
e sulla ricerca. Lo si è già visto con il tentativo della ministra Moratti di
fare spazio al creazionismo nei programmi di biologia, ostracizzando
l'evoluzionismo di Darwin. Un tentativo fermato dalle dure accuse mosse
dall'Accademia dei Lincei già nell'aprile del 2004, ma poi approdato alla nomina
ministeriale di una commissione presieduta da Rita Levi Montalcini e incaricata
di decidere dell'utilità dell'insegnamento di Darwin i cui documenti finali sono
stati pesantemente manomessi, come aveva denunciato ad Avvenimenti il professor
Vittorio Sgaramella, docente di biologia molecolare dell'università della
Calabria e membro della commissione Montalcini e come ora racconta MicroMega nel
nuovo numero Chi ha paura di Darwin ? Abbiamo chiesto a Mario
Staderini, insieme all'associazione radicale anticlericale,
studioso delle cose Vaticane e autore di un libro sull'8 per mille, di
raccontarcene radici e conseguenze. "In questo viaggio, partiamo
dall'insegnamento della religione cattolica all'interno della scuola pubblica-
suggerisce Mario Staderini -. Si tratta di un privilegio concesso dallo Stato in
base al Concordato, una norma di favore riservata alla sola Chiesa cattolica con
cui si fa della scuola uno strumento di promozione di una confessione religiosa,
peraltro discriminando tutte le altre".
Come si traduce in
concreto? Lo Stato è obbligato ad inserire l'insegnamento della
religione cattolica all'interno dell'orario scolastico, e ne paga i professori.
Oggi sono circa 20mila ed è il Vescovo a designarli, rilasciando - e revocando -
il certificato di idoneità in virtù di un giudizio etico e morale. C'è, dunque,
un potere di controllo nei confronti di dipendenti statali da parte della
Diocesi e della Cei, la Conferenza episcopale, che dà le
direttive.
L'intesa firmata nel 2003 fra
Ministero e Cei ha aggravato questa situazione? Si è consentito alla
Cei di fissare gli obiettivi dell'insegnamento, controllandone così anche i
contenuti. Negli ultimi anni è in corso una vera e propria deriva clericale.
Dopo numerosi tentativi di eludere la facoltatività dell'ora di religione, sono
state approvate leggi unilaterali, come quella varata dal governo Berlusconi per
l'immissione in ruolo degli insegnanti di religione. Ne sono già stati inseriti
10mila e si arriverà a 15383 entro l'anno prossimo. Ma il Concordato non
prevedeva nulla del genere.
Con quali costi per lo
Stato?
Non c'è ancora una stima precisa, ma lo si può facilmente
calcolare considerando uno stipendio medio di 2000 euro lordi: moltiplicato per
20mila si arriva a 500 milioni di euro a carico dello Stato ogni anno. Questo
solo per gli insegnanti, senza contare il valore e le spese per le
strutture.
Gli insegnanti di religione entrano
nei consigli di classe, partecipano alla valutazione scolastica degli alunni.
Quanto incide il loro giudizio?
Con la riforma Moratti si tenta di
equiparare anche il valore didattico, inserendo la valutazione in pagella. Sotto
il piano numerico, i sindacati denunciano che, da qui al 2008, ogni tre docenti
assunti dalla scuola pubblica, uno sarà di religione cattolica. La loro
immissione in ruolo, poi, apre scenari paradossali: ammettiamo che non venissero
più giudicati idonei all'insegnamento e revocati dal vescovo, perchè divorziati
o perchè, supponiamo, hanno votato sì al referendum sulla fecondazione
assistita; essendo di ruolo, passerebbero a insegnare filosofia, storia,
letteratura, proprio quelle materie umanistiche in cui la loro formazione
confessionale giocherebbe un preciso peso.
Già adesso nell'ora di religione non
mi risulta che si studino le crociate o la controriforma, spiegandone il peso
storico.
Si studiano i Vangeli, la figura di Gesù e la vita della
Chiesa cattolica, mentre le altre confessioni religiose sono considerate solo in
rapporto subalterno a quella cattolica. E' un insegnamento confessionale proprio
perchè segue un preciso carattere religioso e identitario. Ad esempio, tra gli
obiettivi specifici stabiliti nell'Intesa vi è quello di far " comprendere che
il mondo è opera di Dio".
Con la riforma Moratti il pensiero
religioso impronta più massicciamente le scelte dei
programmi?
Indubbiamente c'è un tentativo. Lo stesso Cardinal Ruini,
nel messaggio di saluto per i nuovi insegnanti di religione entrati in ruolo,
disse esplicitamente che quello era il primo passo per far uscire l'insegnamento
della religione cattolica da un ruolo marginale nella scuola pubblica, ed
assumere finalmente un ruolo determinante nella crescita globale dei bambini e
dei ragazzi. Un obiettivo che ha trovato appoggio nelle scelte del Ministro
Moratti e di una lunga serie di ministri cattolici che l'hanno preceduta.
Gli
strumenti utilizzati sono l'ora di religione, il codice deontologico dei docenti
affidato al Cardinal Tonini, l'ostracismo alla storia precristiana e
all'evoluzionismo in biologia, così come la presenza di riti religiosi cattolici
che ancora si celebrano, a vario titolo, nelle scuole pubbliche italiane. Un
aumento di imput confessionali, dunque, a fronte invece di una quasi totale
scomparsa dell'insegnamento dell'educazione civica. Non c'è poi da stupirsi se
nel Paese si va perdendo il senso civico e istituzionale, la conoscenza stessa
dell'istituto referendario ad esempio, mentre aumenta, complice lo strapotere
mediatico, l'attenzione ai messaggi criminalizzanti su aborto e fecondazione
assistita delle gerarchie vaticane e delle associazioni integraliste. La scuola
ha una precisa responsabilità.
In questo quadro, allora, è tanto
più grave il finanziamento concesso dallo Stato alle scuole private
cattoliche?
Ad un Meeting di Comunione e Liberazione dell'agosto
2001, il Ministro Moratti affermò che non deve più esistere il monopolio
pubblico dell'istruzione. Personalmente non avrei pregiudizi rispetto
all'affidamento anche a soggetti privati del servizio pubblico scolastico. Il
problema è che la liberta di insegnamento, negata nella scuola pubblica agli
insegnanti di religione, è ancor più compressa nelle scuole confessionali.
Finanziare le scuole private, in Italia, significa finanziare soprattutto le
scuole cattoliche, di qui la strumentalità di provvedimenti in tal senso. Nel
2004, il finanziamento pubblico alle scuole non statali, introdotto nel 2000 dal
Governo D'Alema, è stato di 527 milioni di euro. L'esenzione dall'Ici disposta
dall'ultima legge finanziaria è un ulteriore tassello per coloro che vedono
delinearsi una strategia volta a fare delle scuole cattoliche private delle
scuole d'elite, in cui formare le future classi dirigenti del Paese. Ma anche
nell'Università la situazione è privilegiata.
In che senso?
L'articolo
10 comma 3 del Concordato stabilisce che le nomine dei docenti dell'Università
cattolica del Sacro Cuore (che gode di finanziamenti pubblici) siano subordinate
al gradimento, sotto il profilo religioso, della competente autorità
ecclesiastica. Ciò significa vincoli per i professori ed una formazione
particolare per gli studenti, della facoltà di medicina ad esempio; non senza
conseguenze esterne: basti pensare che il Policlinico Gemelli è parte integrante
della Università Cattolica. La messa sotto tutela dell'insegnamento,
dell'università e della ricerca ha sempre una ricaduta sulla vita pubblica e dei
cittadini; così l'Italia si colloca agli ultimi posti nell'utilizzo della
terapia del dolore, nelle garanzie per i cittadini rispetto ai medici obiettori,
mentre anche l'utilizzo della pillola abortiva è pervicacemente ostacolato. E
dal 2004 ci ritroviamo con la legge sulla fecondazione assistita più
proibizionista del mondo.
Ma il paese reale si ha la
sensazione non sia poi così cattolico integralista come la
Cei.
Infatti. Il filosofo cattolico Pietro Prini, in un suo libro,
parla di "scisma sommerso" per descrivere la distanza tra la dottrina ufficiale
e la coscienza dei fedeli. Ma non è detto che, con il ripetersi di politiche e
strategie clericali, la distanza non si riduca.
E in Europa, c'è qualche paese che
viva una situazione come quella italiana?
Sul fronte scolastico, la
riforma di Zapatero sta liberando la scuola pubblica spagnola da influenze
confessionali; in Germania è ancora forte la dimensione pubblica della Chiesa,
così come in Portogallo. L' Inghilterra, dove la religione anglicana è religione
di Stato, ci fornisce un modello opposto: lo Stato non finanzia la Chiesa e
l'insegnamento delle religioni non ammette idoneità da autorità acclesiastiche.
Stati "a rischio", per cosi dire, sono i nuovi paesi della Ue, in particolare
quelli dell'ex blocco sovietico e dell'ex Jugoslavia. Il Vaticano, infatti, da
anni sta conducendo una politica neoconcordataria con l'obiettivo di ottenere
dagli Stati il riconoscimento di norme speciali in suo
favore.
Attraverso il meccanismo dell' 8 per
mille si finanziano le scuole religiose?
Non tutte. Con i fondi
dell'8 per mille vengono finanziate facoltà teologiche e istituti di scienze
religiose, nonchè associazioni cattoliche di promozione della responsabilità
educativa quali l'Age e l'Agesci, che ritroviamo poi presenti nelle Commissioni
ministeriali. Complessivamente, con l'8 per mille, un miliardo di euro finisce
ogni anno nelle casse della Cei, nonostante oltre il 60% dei contribuenti
italiani non esprima alcuna volontà in tal senso. Chi non firma l'apposito
modulo, infatti, si vede prelevato comunque l'8 per mille delle sue imposte e
destinato alla Cei in base alla percentuale delle scelte espresse dalla
minoranza di italiani che hanno firmato. Una questione di ignoranza indotta,
insomma.
| |
|