SANTI NELL'ARMADIO

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Citazioni e memorie di santi che la Chiesa cattolica si e' dimenticata.

1) SAN LUIGI GONZAGA

Secondo l'autorevole fonte IL GIOVANE PROVVEDUTO di don Bosco, "S.Luigi Gonzaga non faceva cosa alcuna senza chiederne prima il permesso e in mancanza d'altri lo chiedeva ai suoi stessi servitori." Ci si immagina l'imbarazzo di un servitore cui Luigi chiedeva se poteva andare in bagno, dormire o mangiare.

S. Luigi "si flagellava per modo che le vesti, le pareti ed il pavimento erano tinti del suo sangue". (Don Bosco consiglia ai giovani di imitarlo, senza pensare che avrebbe causato grossi problemi poi a pulire).

Poiche' il buon cristiano non deve "fermarsi mai a mirar cose contrarie sia pur poco alla modestia, S. Luigi Gonzaga non voleva nemmeno gli si vedessero i piedi nel porsi a letto e nel levarsi."

San Luigi Piange i suoi peccati.
Iniziamo a domandarci se quello di S. Luigi non fosse piu' un caso patologico che un caso di santita', soprattutto se contiamo che egli in eta' di quattro o cinque anni prese un po' di polvere a certi soldati di suo padre per sparare un cannoncino, e proferi' alcune parole sconvenevoli. Per questo egli pianse tutta la sua vita, e - notate che don Bosco non sa che in italiano non ci va la e dopo la virgola e che si dice sparare con un cannoncino e non sparare un cannoncino - che quando se ne confesso' per la prima volta, svenne appie' del confessore, ne mai pote' ricordarsene senza lacrime. Anzi le rigorose penitenze, le dure mortificazioni, gli austeri e prolungati digiuni gli erano ispirati (...) dal desiderio di punire l'innocente suo corpo di quelle mancanze commesse in tenera eta'."
Ci si domanda se S. Luigi non sia caduto nell'eresia continuando a punirsi per un peccato pur dopo averne ricevuto l'assoluzione. O c'era dell'altro?

Penitenze di San Luigi (titoletti tratti da "Il govane provveduto")
Comunque il fanciullo ci andava pesante quanto a penitenze:
"Ancor fanciullo mortificava le innocenti sue carni con assidui digiuni. Giunse a restringere il suo cibo ad un'oncia al giorno. Si flagellava a sangue; metteva sotto le lenzuola pezzetti di legno per tormentarsi anche nel sonno; sotto le vesti nascondeva speroni da cavallo, perche' non aveva cilici; cercava il suo maggiore incomodo nello stare, nel sedere, nel camminare. (...) essendo moribondo, chiese con lacrime al suo superiore di essere in quell'ora estrema flagellato senza compassione da capo a piedi. Il che non avendo ottenuto, supplico' di essere almeno gettato sulla nuda terra, e cosi morire."
Tralasciando i delirii masochistici del Santo, guardiamolo ora come

Modello nella virtu' della purita'
"Invitato ad un ballo, fuggi' sbigottito, e (arridagli!) si nascose in una stanza a pregare ed a flagellarsi a sangue."

Amor di San Luigi verso dio
Al solo pensare o udir parlare delle cose del Signore quasi cadeva di sfinimento. Ogni volta che veniva da altri disprezzato, oppure pativa dolor di testa od altro incomodo di sanita', n'era lietissimo e bramava patir di piu'.
Passava piu' ore al giorno davanti all'altare. Ancor giovinetto impiegava tre giorni a prepararsi alla Santa Comunione e tre per farne il ringraziamento. Nel ricevere l'Ostia santa discioglievasi in tali lacrime e deliqui, che spesso non aveva piu' forze a rizzarsi da terra."


Carita' di San Luigi verso il prossimo
"In una pestilenza avvenuta in Roma ottenne di andare a servire gli appestati, e dove piu' erano schifosi gli infetti piu' volentieri prestava l'opera sua."
Qua viene il dubbio, con tutto il dovuto rispetto per l'aiuto dato da S. Luigi ai malati, che egli si sia dedicato a loro piu' per poter soffrire maggiormente ammalandosi anche lui che per prestare un atto di carita'.

San Luigi modello nella preghiera
"A quattro anni si toglieva alla presenza altrui, e, fatto cercare, veniva trovato in qualche nascondiglio, ove (...) pregava; e, quantunque chiamato forte, con difficolta' poteva udire cio' che da lui si voleva."
"Questo suo tenor di vita, col crescere degli anni, divenne sempre piu' perfetto."


Preziosa morte di San Luigi
"Dopo tanti digiuni, dopo cosi' rigide mortificazioni ed austerita', cosi continue meditazioni e preghiere, insomma dopo la vita veramente angelica che aveva tenuto,"
San Luigi Gonzaga mori' a 21 anni. Come lo invidio!
E pertanto "non e' certo meraviglia che S. Maddalena de' Pazzi, rapita a contemplare la felicita' dei beati, vedendo la gloria di San Luigi abbia esclamato che non avrebbe mai creduto esservi tanta gloria in Paradiso, quanto quella di cui era adorno S.Luigi." anche se non ce n'era bisogno; meno male che con quella fonte super-attendibile di S. Maddalena ci sentiamo molto piu' rassicurati su S. Luigi!


2) SAN PIO V PAPA

Devo dire sinceramente che S. Pio V mi sta simpatico sia perche' era un uomo deciso, contrario ai compromessi e ai mezzi termini, sia perche' come me era piemontese (l'unico dei 262 successori di Pietro).
Di umili origini, entra nei domenicani a 14 anni.
"Osserva la regola in tutto e per tutto, con esemplare zelo."
Viene nominato inquisitore per Pavia e poi per Como, dove "detta legge con ostinazione e zelo. Lo prendono a sassate ma lui non demorde; di notte si sente piu' al sicuro nelle case dei contadini e cerca di sfuggire cosi' a chi odia la sua 'inquisizione'. Un conte minaccia di farlo gettare in una fonte, risponde che sara' quel che dio vuole."

Eletto papa grazie all'appoggio del futuro santo Carlo Borromeo, che si mise d'accordo col cardinale Farnese, il 7 Gennaio 1566 inauguro' un periodo di rigorismo religioso a Roma epurandola da potenti indegni, evitando di abusare del proprio potere per ottenere un vantaggio personale, reprimendo il "deviazionismo" secondo il modello della Controriforma, della quale fu una figura fondamentale: fra il 1566 ed il 1570 pubblico' il catechismo romano, il breviario romano riformato ed il messale romano; nel 1571 creo' la congregazione dell'Indice.

Tuttavia, seguendo forse senza volerlo il detto "il fine giustifica i mezzi", Pio V si rese protagonista di durissime prese di posizione nei confronti dei nemici della chiesa e della moralita': senza dubbio i suoi metodi avrebbero scandalizzato i papi irenici e concilianti di quest'ultimo cinquantennio.

Sul carattere inflessibile e a tratti sanguinario di Pio V abbiamo una serie di poesie scritte nel suo tempo, dette "pasquinate" perche' venivano affisse alla statua di Pasquino (1); ne riportiamo un paio:

Pio V, avendo compassione
Per tutto quel che ha sullo stomaco
Eresse come opera nobile questo cacatoio.
(posto nei pressi di una latrina costruita dal pontefice).

Quasi che fosse inverno,
Brucia cristiani Pio siccome legna
Per avvezzarsi al fuoco dell'inferno.

I due autori finirono giustiziati.

Di Pio V erano tipiche affermazioni da "duro", come quando scrisse a Filippo II di Spagna su come comportarsi cogli eretici: "Riconcigliarsi mai: non mai pieta'; sterminate chi si sottomette e sterminate chi resiste; perseguitate ad oltranza, uccidete, ardete, tutto vada a fuoco ed a sangue purche' sia vendicato il Signore; molto piu' che suoi, sono nemici vostri."; o come quando ordino' al comandante delle truppe pontificie inviate in Francia durante le guerre civili "di non prendere prigioniero nessun ugonotto e di uccidere subito chiunque gli capitasse tra le mani" tanto che poi "si dolse del conte che non havesse il comandamento di lui osservato d'ammazzar subito qualunque heretico gli fosse venuto alle mani"; invio' al duca d'Alba, persecutore dei protestanti olandesi, il cappello e la spada benedetti; riusci' a mettere insieme l'alleanza che sconfisse i turchi a Lepanto, in onore della quale battaglia fisso' la festa di Nostra Signora della Vittoria il 7 Ottobre; scomunico' Elisabetta I d'Inghilterra.

Le puttane, ovvero le cortigiane, in un primo tempo avrebbero dovuto sloggiare da Roma; quelle di basso rango obbedirono ma, sole ed indifese, non appena fuori citta' furono aggredite e derubate di tutti i loro averi. Alcune, gettate nel Tevere, affogarono; altre morirono di stenti per la strada.

Di lui S. Carlo Borromeo disse che da tempo la chiesa romana non aveva avuto un capo migliore ne piu' santo. Venne canonizzato nel 1712.


1 - Nome popolare di un gruppo scultoreo mutilo di eta' ellenistica, raffigurante Menelao con il corpo di Patroclo (o, secondo altri, Aiace con il corpo di Achille), situato in piazza Pasquino a Roma, sull'angolo di palazzo Braschi. Il gruppo fu collocato in quel luogo nel 1502 dal cardinale Carafa e nacque subito l'usanza di travestirlo in occasione di varie feste e di apporvi epigrammi e poesie, in genere in latino.
Ma quest'usanza si trasformo' nel corso del XVI e soprattutto del XVII secolo: vi si apponevano allora componimenti satirici, le cosidette polizze o pasquinate, che prendevano di mira i personaggi piu' illustri, le autorita', la curia e, spessissimo, lo stesso papa.





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