ALMAH
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A cura di: CAIO
Come mai due dei quattro vangeli canonici (Marco e Giovanni) non spendono una sola parola a riguardo di un prodigio simile?
Una nascita miracolosa di tal fatta non puo' passare in silenzio tra le pagine di due evangelisti che non perdono nessuna occasione per riferire miracoli e stranezze divine della vita di Gesu (piu' il secondo del primo). Secondo Pepe Rodriguez, la risposta non puo' essere che una sola: non ci credevano. Anche non fosse cosi', le spiegazioni potrebbero essere molteplici. Proviamo a darne una.
Il vangelo piu' antico in nostro possesso e' quello di Marco, che non scrive una parola sulla verginita' di Maria. Matteo ha forse scritto un vangelo piu' antico di quello di Marco, ma non e' quello in nostro possesso. Per Schonfield, storico e traduttore delle scritture, l'attuale vangelo di Matteo e' una curiosa mescolanza di materiali e punti di vista sia ebraici che non ebraici; lo storico avverte che, ad un attento esame dell'opera, si puo' asserire che l'autore non era ebreo e che avrebbe usato il presunto prototipo di Matteo come fonte, aggiungendo molte notizie, compresa, probabilmente, quella della presunta nascita prodigiosa di Gesu.
Il vangelo canonico di Matteo porta, come prova della verginita' di Maria, una presunta profezia di Isaia (VIII secolo a.C.): "Ecco, la vergine concepira' e dara' alla luce un figlio che sara' chiamato Emmanuele".
Ripeto: e' Matteo che cita un passo dell'Antico Testamento. La curiosita' mi porta a dare un'occhiata alla frase originale di Isaia. Ecco il testo rintracciato nell'edizione del 1968 della Bibbia in mio possesso (Edizioni Paoline): "Ecco, la vergine che concepisce e da' alla luce un figlio e gli porra' nome Emmanuele". (Isaia 7, 14).
Una cosa salta subito all'occhio: per dare alla frase il sapore profetico, Matteo scrive con un tempo futuro ("concepira'", "dara'"), mentre nel libro di Isaia il tempo e' presente ("concepisce", "da"). Questo particolare cambia gia' tutto: infatti, di nessun futuro Gesu sta parlando Isaia, ma semplicemente del proprio figlio che stava nascendo. Il fatto e' lampante se solo si legge tutto il paragrafo e non se ne estrapola una sola frase come ha fatto Matteo.
Dopo aver annunciato che la giovane donna concepisce e partorisce, Isaia parla del bambino che, ancora prima di diventare adolescente, vedra' il suo paese abbandonato a causa dell'invasione assira (Isaia 7, 16-179). Non mi risulta che ci fossero assiri al tempo di Gesu e nemmeno mi risulta che Israele sia stato abbandonato prima della sua adolescenza.
Un intero paragrafo di Isaia, successivo alla presunta profezia, racconta minuziosamente dell'invasione assira (trattasi di cosidetta profezia postuma, cioe' di presunta profezia scritta dopo i fatti in esame), poi si torna a parlare del bambino e Isaia (o chi per esso) scrive al passato e in prima persona: "Poi mi unii alla profetessa che concepi' e partori' un figlio" (Isaia 8, 3), e ripete le funeree minacce d'invasione assira di poco prima. La frase ha ora un tempo passato: difficile pensare che sia una profezia (anche perche' si tratta di un rapporto carnale vero e proprio e su sconcezze simili la chiesa cattolica ci sputa sopra).
Subito dopo, per suggerimento divino, come ogni profeta che si rispetti, Isaia torna a parlare dell'Emmanuele che, secondo Matteo, sarebbe Gesu: "(..) ecco che il Signore fa montare contro di voi le impetuose ed abbondanti acque del fiume, il re di Assiria e tutta la sua gloria. Straripera' sopra tutti i suoi canali ed inondera' tutte le sue sponde. Inondera' la Giudea, la sommergera' travalicandola fino a raggiungere il collo e le sue ali saranno spiegate su tutta l'ampiezza del tuo paese, o Emmanuele!" (Isaia 8, 7-8).
E' abbastanza chiaro? In questo caso viene addirittura fatto il nome dell'invasore, il re di Assiria. Questo benedetto Emmanuele e' il figlio di Isaia e assiste, come tutti gli ebrei dell'epoca, all'invasione assira.
Ritorniamo a quella frase, nella versione di Isaia, che la chiesa cattolica (per colpa dell'evangelista noto come Matteo) ritiene profetica riguardo alla nascita di Gesu da una vergine: "Ecco, la vergine che concepisce e da' alla luce un figlio e gli porra' nome Emmanuele". Fonte: Bibbia, Edizioni Paoline, 1968; sono venuto in possesso di un'edizione piu' recente, sempre Edizioni Paoline, ma edita nel 1987. Immaginate la mia sorpresa quando, leggendo lo stesso passo incriminato, ho trovato quanto segue: "Ecco la giovane donna concepisce e partorisce un figlio e gli porra' nome Emmanuele".
L'inghippo sta tutto qua: Matteo ha tradotto il termine ebraico "almah" come "vergine", mentre il suo significato e' quello di "giovane donna". E' un errore notissimo, gia' messo in luce da diverso tempo.
(*)
In tutti gli altri passi dell'Antico Testamento, il termine "almah" e' stato tradotto correttamente in "giovane donna". E'
incredibile constatare, quindi, che la mia Bibbia del 1968 segue Matteo nell'errore, salvo correggerlo nell'edizione 1987; la "vergine" scompare e come d'incanto viene sostituita da una "giovane donna". Il tutto senza una spiegazione, senza una nota che dica: "Chiediamo scusa a tutti, siamo degli emeriti truffatori. Vi abbiamo fatto credere per due millenni che Maria fosse vergine, e invece ci siamo accorti che non e' niente vero e tutto per colpa di quel deficiente di Matteo". No, non c'e' una nota come questa: ci fosse stata, avrei cominciato a credere all'esistenza di dio.
Checche' ne dica la chiesa cattolica, nella frase di Isaia non c'e' traccia di verginita', di Maria, di Gesu e non c'e' nessun riferimento al periodo in cui lo stesso Gesu visse.
Tornando al catechismo, notiamo la prudenza dell'estensore, che non cita, ne rimanda al riferimento del Brano di Matteo sulla verginita' di Maria, negando come prova, quindi, una frase canonica assolutamente essenziale per la chiesa cattolica: se Maria e' considerata vergine, lo e' in gran parte per quella frase.
Qualche dubbio attanaglia forse i potenti ras della CEI (come dimostrano palesemente anche le due versioni tradotte del brano di Isaia, nelle due Bibbie in mio possesso)?
(*) Il termine ebraico per "vergine" e' betulah.