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La cosa è cominciata, quasi in sordina, nel maggio del 2005, quando il giudice Luigi Tosti, magistrato ordinario presso il Tribunale di Camerino, ha rifiutato di tenere le udienze nei locali del detto tribunale, causa la presenza del crocifisso nelle aule, simbolo che il giudice Tosti (e non solo lui) ritiene lesivo del "principio supremo di laicità" dello stato.
Rammentiamo che l'ostensione del crocifisso nelle aule giudiziarie era stata imposta, con circolare n. 2134/1867 del 29/5/1926, dall'allora ministro fascista Rocco.
Nel contempo il giudice Tosti rifiutava, coerentemente, di ricevere lo stipendio e di rientrare in servizio sino a quando il Ministro di Giustizia (allora: Roberto Castelli) non avesse disposto la rimozione dei simboli religiosi dalle aule di tutti i tribunali. (Lettera del 27/9/2005).
Con altra lettera, in pari data, al Presidente della Repubblica (Carlo Azeglio Ciampi) il giudice Tosti proponeva la sostituzione dei crocifissi con il ritratto ufficiale del presidente della repubblica, in carica, unitamente al tricolore nazionale.
Ne' il Ministro di Giustizia, ne' il Presidente della Repubblica, hanno dato riscontro alle istanze del giudice Tosti.
Il giorno 18/11/2005, una sentenza del tribunale de L'Aquila, condannava il giudice Tosti a sette mesi di reclusione, all'interdizione dai pubblici uffici per un anno, nonchè all'avvio di un procedimento disciplinare. Contro questa sentenza è stato opposto regolare appello.
La presa di posizione del giudice Tosti ha destato, non solo scalpore, ma l'incondizionata ammirazione del mondo laico (in Italia e all'estero) verso l'Uomo, coraggioso e determinato, che sostiene e paga di tasca propria le conseguenze delle sue idee; un grazie incondizionato, quindi, al coraggioso giudice.
Fin quì, e per sommi capi, la storia precedente. Una storia, comunque, del tutto degna dell'attuale Repubblica Pontificia Italiana.
Ora, veniamo al seguito.
Il giorno 8/1/2007 è stata veicolata da:
axteismo.press2@yahoo.it
copia di una lunghissima circolare che, oltre a fare il punto sui precedenti eventi, definisce le aggiornate prese di posizione del giudice Tosti.
Tutto questo in vista del nuovo processo istruito presso il Tribunale de L'Aquila (prima udienza il 30/1/2007) a carico del Tosti per:
omissione di atti d'ufficio, per essersi rifiutato di tenere le udienze a causa di mancata autorizzazione ad esporre la MENORA' ebraica a fianco del crocifisso.
Infatti, nella sua lunga memoria al Giudice dell'Udienza Preliminare del Tribunale Penale de L'Aquila, l'imputato Tosti Luigi espone con dovizia di particolari le sue motivazioni e rimarca l'ottuso silenzio del Ministro di Giustizia (oggi: Clemente Mastella, in ben altre faccende politiche affacendato).
Vengono citate sentenze della Corte di Cassazione (n. 329 del 14/11/1997 e 439 del 2000) che stabiliscono, di fatto, l'illiceità dell'ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici; sentenza per altro condivisa anche dal Consiglio Superiore della Magistratura, mediante ordinanza del 23/11/2006.
Nulla di tutto questo è stato preso in considerazione. Evidentemente il governo pontificio della nostra repubblica se ne sbatte gli ...zebedei sia della Corte di Cassazione che del Consiglio Superiore della Magistratura.
C'è però qualcosa, in questa memoria, che frastorna la mia coscienza di ateo e mi induce alcune sottili inquietudini.
Ad un certo punto della sua memoria il giudice Tosti si dichiara platealmente EBREO, ai sensi dell'art. 4 della Legge n. 101/1989, e qui appaiono, inquietanti, le corna di Sion.
Ohibò!
Non riesco a capire che cosa c'entra l'art. 4 della Legge n. 101/1989? O uno è ebreo o non lo è; su questo punto il Dott. Tosti dovrebbe esprimersi con maggiore chiarezza.
Conseguentemente a ciò il Dott. Tosti, in mancanza d'altro, pone nella sua memoria al GIP, due alternative:
- a) che vengano eliminati i crocifissi da tutte le aule giudiziarie, oppure
- b) che il simbolo della menorà venga affisso accanto al famigerato simbolo cristiano.
Come può, il giudice Tosti chiedere una alternativa del genere dopo la sua dichiarazione or professione di ateismo espressa nell'articolo:
PERCHE' MI RIESCE IMPOSSIBILE CREDERE NELLA ESISTENZA DI DIO
riportato anche su questo sito, in regime di copyleft, l'11/8/2006.
Mi pare che il giudice Tosti dimentichi che, nel corso degli ultimi anni, questo paese è diventato l'approdo di innumerevoli etnie di emigranti con credenze del tutto proprie:
- islamici
- buddisti
- induisti
- taoisti
- ecc.
Tutto sommato, gli ebrei costituiscono da noi una esigua minoranza (forse troppo coccolata) e anche gli altri potrebbero pretendere, se questo paese non fosse una colonia pontificia, l'apposizione dei loro simboli religiosi nelle aule dei tribunali e negli uffici pubblici.
Ma per restare sul fantascientifico limitiamoci alla menorà: come la vuole affiggere?
Si rende conto degli insulsi e innumerevoli problemi che questo fatto provocherebbe?
Vediamo:
- la menorà posta alla destra del crocifisso, al posto del buon ladrone, potrebbe significare un'adesione, una convergenza non esplicita del mondo ebraico al cristianesimo;
- oppure la menorà alla sinistra del crocifisso, al posto del cattivo ladrone, potrebbe significare un certo rifiuto al dialogo intereligioso che le due sette cercano di accomodare;
- oppure la menorà sopra al crocifisso. Potrebbe essere inteso, dai cristiani, come una loro subordinazione alle antiche e tradizionali sciocchezze ebraiche;
- infine, la menorà sotto il crocifisso; questo verrebbe certamente interpretato come la sottomissione dei perfidi ebrei deicidi alla cricca prevaricatrice dei cristiani.
Come si vede non c'è una soluzione accettabile. Neanche quella della fotografia del Capo dello Stato potrebbe andare; ci siamo dimenticati di certi individui (Segni, Leone) che hanno ricoperto questa carica di vergogna?
L'unica soluzione che mi pare accettabile è quella di limitarsi ad ostentare la vecchia frusta e desueta affermazione:
LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI
per quelli che ancora ci credono, malgrado tutto.
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