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E' bene premettere
che credere nell'esistenza della balena e credere nell'esistenza di Dio non è la
stessa cosa. Chi crede nella balena lo fa perché l'esistenza fisica del cetaceo
è stata materialmente accertata e documentata e, inoltre, può essere riscontrata
da chiunque lo voglia, viaggiando per mare o visitando acquari e/o musei di
storia naturale. Chi crede in Dio, invece, non lo fa perché l'esistenza fisica
di Dio sia stata acclarata da qualcuno e possa essere, all'occorrenza,
riscontrata da chi lo voglia: in realtà l'esistenza di Dio è stata (e viene
tuttora) supposta per fornire la giustificazione "logica" dell'esistenza del
Creato, cioè dell'Universo. Si tratta di un'esigenza che è scaturita nel momento
in cui l'uomo ha raggiunto l'autocoscienza, cioè la consapevolezza di
"esistere" e di essere immerso in un universo che
"esisteva".
La propria
"esistenza" non è stata percepita dall'uomo (né lo è tuttora) come
ferma, illimitata e immutevole, ma in senso diametralmente opposto. In
altre parole l'uomo ha la consapevolezza di nascere, prima, dai propri genitori,
poi di crescere e, alla fine, di dover morire, e nel suo convincimento tutto
questo avviene in un ciclo causale (cioè di causa-effetto) che si consuma nel
tempo: se io esisto, lo devo al fatto che sono stato generato dai miei genitori
i quali, a loro volta, sono stati generati dai loro genitori; e così via, a
ritroso nel tempo.
Anche l'esistenza
dell'universo è stata percepita (e viene percepita) come mutevole e
limitata. Infatti tutto si muove, si trasforma e cambia: prima vi è una
realtà, poi ve n'è un'altra e, infine, domani ve ne sarà un'altra ancora.
Orbene, la consapevolezza che l'esistenza propria e dell'universo fosse
necessariamente correlata col tempo ha indotto l'uomo (e tutt'ora lo induce) ad
ipotizzare un "inizio" e a porsi, dunque, questa fatidica domanda: "chi mai
ha creato l'uomo e il mondo?".
In altri termini,
se l'esistenza dell'universo non è ferma, ma si è svolta nel passato, si svolge
nel presente e si svolgerà nel futuro, è sembrato lecito (e tutt'ora lo sembra)
chiedersi quando essa sia iniziata e, altresì, quando essa
finirà. Ebbene, la risposta primordiale a questa domanda è stata quella
di ipotizzare che l'inizio del mondo e di tutti gli esseri viventi
fosse da attribuire ad un atto creativo di un Essere soprannaturale e
immortale (quindi pre-esistente), capace appunto di creare dal nulla la
materia e gli esseri viventi e ad ipotizzare, poi, che vi dovesse essere
anche la "fine" dell'universo (creato). L'attributo principale ed
essenziale che è stato (e che tuttora viene) appioppato a Dio, dunque, è quello
di "creatore" dell'universo. D'altra parte, se Dio non fosse un essere
creatore, egli si troverebbe -come essere esistente- sullo
stesso piano dell'universo. In altri termini, ipotizzare un Dio che
"esiste", ma che "non ha creato nulla", è perfettamente
inutile, dal momento che "anche" l'universo "esiste" e
"non ha creato nulla".
Tuttavia, la
supposizione dell'esistenza di un Dio-creatore, oltre che assolutamente
inconcludente sotto il profilo logico, si rivela del tutto incompatibile con una
delle leggi fisiche fondamentali, quella secondo cui "in natura nulla si crea,
nulla si distrugge e tutto si trasforma": legge fisica dalla quale si deve
trarre anche il necessario corollario che il tempo, inteso come
"inizio" (o creazione) e "fine" (o annichilimento) della
materia (e quindi dell'universo), in realtà non esiste.
La legge fisica in
questione afferma, infatti, che se brucio un foglio di carta non ho in realtà
distrutto un bel nulla, ma ho soltanto trasformato quel foglio di carta in
calore e cenere. Il calore e la cenere corrispondono perfettamente, infatti,
alla stessa materia che è stata coinvolta, all'inizio, in quel processo di
trasformazione. Alla stessa stregua, l'esplosione di una bomba atomica non
determina l'annichilimento di un solo atomo, bensì la trasformazione di materia
in energia: un processo, questo, che può essere invertito, dal momento che
l'energia può essere trasformata in materia. Il corollario che scaturisce dalla
legge fisica che in natura nulla si crea e nulla si distrugge è che il
"tempo" (inteso come "inizio" (o creazione) e "fine" (o
annichilimento) della materia) non esiste nella realtà fisica, ma è solo una
rappresentazione convenzionale della nostra mente, necessaria per misurare il
movimento della materia, cioè le sue continue trasformazioni. Così, ad esempio,
quando si dice che "è trascorso un anno", non si fa reale riferimento
al trascorrere effettivo della "entità" "tempo", quasi si trattasse di un punto
(presente) che si muove verso il futuro lungo una retta, lasciando dietro di sé
la scia del passato, ma si afferma soltanto che la terra ha fatto un giro
attorno al sole. Quando si dice che "occorrono venti anni perché un bambino
diventi uomo", si fa un'affermazione scorretta, perché non è il tempo che
fa crescere e maturare un bambino, ma sono le sostanze alimentari che egli ha
assunto -e che l'organismo ha assimilato- che gli consentono di svilupparsi sino
a quel punto. Se quel bambino avesse omesso di alimentarsi in quei venti anni
(cioè in quei venti giri della terra attorno al sole), sicuramente non sarebbe
divenuto uomo, ma si sarebbe trasformato in uno scheletrino. E che il tempo sia
soltanto un modo convenzionale per misurare il movimento della materia (organica
o inorganica che sia) non può essere contestato, dal momento che la velocità del
"movimento" della materia influisce sulla misurazione del tempo, rendendolo
"relativo". Un giorno terrestre dura le attuali 24 ore dell'orologio (anch'esso
creato dall'uomo con meccanismi che "si muovono" per misurarlo) solo
perché correlato all'attuale velocità di rotazione della terra. Se questa
velocità raddoppiasse, però, il giorno durerebbe 12 ore dell'attuale
"velocità di movimento" delle lancette
dell'orologio.
Dalla diretta
correlazione tempo-movimento deriva il necessario corollario che, se tutta la
materia -dagli atomi all'universo- fosse completamente immobile (ivi
compresa l'elaborazione dei pensieri da parte del nostro cervello), non si
potrebbe neppure avere l'idea del tempo come attualmente la percepiamo: ogni
attimo, infatti, sarebbe perfettamente eguale a quello precedente e a quello
successivo, essendo tutto perfettamente eguale nel cosiddetto "passato", nel
cosiddetto "presente" e nel cosiddetto "futuro".
Da queste
considerazioni logiche discende che l'universo di cui facciamo parte non è
minimamente influenzato dal "tempo" che, in realtà, non esiste: ciò che
realmente esiste è soltanto la continua ed incessante trasformazione
della materia, ma questa "trasformazione" -che è la caratteristica intrinseca e
peculiare della materia stessa- non ha mai determinato la distruzione -cioè
l'annichilimento- di un solo atomo!
Per poter
dimostrare che il tempo (inteso come inizio, trascorrere e fine
dell'universo) esiste realmente, bisognerebbe dimostrare che è possibile
creare o annichilire una pur minima porzione di materia:
questa possibilità, però, cozza con la realtà della fisica e, dunque, si profila
del tutto irrazionale e inammissibile. Solo se qualcuno riuscisse a dimostrare
che è possibile annichilire un solo atomo (e non, semplicemente, trasformare
l'atomo in energia o viceversa), si potrà ipotizzare la tesi del
"creazionismo", cioè che vi possa essere stato un "momento
in cui è stata creata, dal nulla, la materia", e,
conseguenzialmente, che "il tempo esiste come entità",
cioè come entità che consente ad un Dio, già esistente, di creare ciò che
prima non esisteva e magari, poi, di distruggerla. Questa eventualità,
tuttavia, è categoricamente esclusa dalla legge fisica che governa la natura,
sicché si può tranquillamente affermare che è fisicamente impossibile che un
solo atomo della materia dell'universo possa essere stato creato o possa essere
distrutto da chicchessia, ivi incluso Dio.
In conclusione: è
assolutamente incompatibile con la realtà fisica ipotizzare che l'universo possa
essere stato "creato" (o possa essere annichilito) da chicchessia:
caduta l'ipotesi del "creazionismo", cade necessariamente l'ipotesi del
Dio-creatore. Pertanto, alla domanda "chi ha creato l'universo" si può
fornire una sola risposta: "Nessuno". E il perché di questa risposta
univoca è assai semplice: "Perché la domanda si fonda, in realtà, su un
postulato falso, dal momento che le leggi fisiche escludono che vi sia la
possibilità di creare materia: non è dunque possibile identificare l'autore di
un'azione che è impossibile compiere".
Le stesse
considerazioni varrebbero per qualsiasi altra domanda che si fondasse su
postulati altrettanto falsi. Ad esempio, alla domanda "Chi è che fa volare
le balene nel cielo?" solo gli "Iddioti" (neologismo che mi permetto di
mutuare dal matematico prof. Piergiorgio Odifreddi) potrebbero scervellarsi per
cercare di fornire le generalità di "Colui che fa volare le balene"; i
sani di mente, al contrario, risponderebbero senza alcuna esitazione:
"Nessuno!" E la giustificazione di tanta certezza risiede anche qui nel
fatto che la domanda si fonda su un postulato falso, dal momento che le
leggi fisiche escludono che vi sia la possibilità che le balene volino nel
cielo, sicché non è possibile identificare l'autore di un'azione che è
impossibile compiere.
Queste conclusioni
non possono essere invalidate dalla teoria del Big Bang: si può infatti
tranquillamente affermare -al di là della validità o meno di questa teoria- che
l'universo attualmente esistente è esattamente identico a quello esistente al
momento del Big Bang. La teoria del Big Bang, in effetti, non fa altro che
ipotizzare l'esplosione di una quantità immane di materia che si era precedente
addensata sino a raggiungere una massa volumetrica piccolissima. Questa
esplosione avrebbe poi determinato il lancio e l'espansione della materia nello
spazio e lo sviluppo di energia, analogamente a quanto avviene nell'esplosione
di una stella supernova. Il Big Bang non prova però nulla, né tantomeno prova
che "l'universo esiste da tot miliardi di anni", come alcuni affermano,
lasciando quasi supporre che, prima di quell'evento, l'universo... non
esistesse! In realtà il Big Bang nient'altro è se non uno degli infiniti eventi
trasformativi della materia -presumibilmente ricorrente- che riguarda quella
porzione di universo infinito che noi possiamo indagare. All'attuale espansione
dell'universo per noi visibile, infatti, potrebbe seguire una contrazione sino a
generare un nuovo big bang: e così via di seguito, sino all'infinito. Né si può
ipotizzare che la cosiddetta "vita" sia una prerogativa esclusiva del pianeta
Terra e che essa si sia formata soltanto qualche miliardo di anni fa. La
constatazione che la materia si trasforma incessantemente deve indurre, semmai,
ad ipotizzare l'esatto contrario, e cioè che la materia ha la capacità di
trasformarsi da forme inorganiche a forme organiche, e viceversa: e questo in
qualsiasi punto dell'universo e in qualsiasi momento. Questa incessante
trasformazione -per nient'affatto influenzata dal "tempo"- non è a senso unico,
cioè proiettata nel futuro, bensì ciclica: si può ragionevolmente affermare che
tutto ciò che è accaduto accadrà di nuovo. Se vi è vita sulla terra, vi è stata
vita e vi sarà vita anche in altri infiniti pianeti: qualsiasi trasformazione,
infatti, avviene senza il minimo "dispendio" di materia e di energia, cioè senza
che venga annichilito un solo atomo, sicché l'Universo si manifesta come una
macchina eterna ed illimitata, che non ha bisogno di Dio per funzionare e il cui
bilancio tra energia e materia è sempre in pareggio. D'altra parte, la tesi del
Dio-creatore si rivela come un modo surrettizio e inconcludente di rispondere
alla domanda "chi ha creato il mondo?". Nel momento in cui, infatti, si
identifica in Dio l'Essere che avrebbe "creato" l'universo in un certo istante,
si deve necessariamente ipotizzare che quel Dio già esistesse e non abbia mai
avuto un "inizio" ed una "fine": in caso contrario, infatti, questo Dio-creatore
avrebbe le stesse caratteristiche che si attribuiscono all'universo-creato. Ma
allora sorge spontanea un domanda: che senso ha ipotizzare l'esistenza di un
Essere (Dio), che non avrebbe mai avuto inizio e non avrà mai una fine, per
giustificare l'esistenza di un altro Essere (l'Universo) che -sino a prova
contraria- non ha mai anch'esso avuto un inizio e non avrà mai una fine? In
altre parole, se il Dio-creatore esisteva già prima della creazione
dell'universo, come si può negare che egli avesse la stessa identica prerogativa
che compete all'attuale Universo, cioè quella dell' "esistenza"? E per
quale motivo, allora, sarebbe necessario -per giustificare l'
"esistenza" dell'Universo- ipotizzare l'esistenza di un Dio-creatore, e
non sarebbe invece necessario ipotizzare l'esistenza di un altro
Essere-creatore, per giustificare l'esistenza del Dio che ha creato
l'Universo?
Come si vede, la
"soluzione" del Dio-creatore, congetturata per giustificare l'esistenza
dell'universo, non risolve un bel nulla ma, al contrario, fa sorgere la
necessità di congetturare l'esistenza di una catena infinita di altri
Dei-creatori, per giustificare l'esistenza di ciascuno di essi! Tanto vale,
allora, affermare che l'Universo -che abbiamo sotto gli occhi e della cui
esistenza siamo certi- c'è sempre stato e sempre ci sarà, come peraltro ci
insegna e ci attesta in modo inconfutabile la fondamentale legge fisica secondo
cui è assolutamente impossibile, in natura, creare o distruggere una pur
infinitesimale porzione di materia.
Luigi Tosti
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