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Dopo "Tangentopoli", "Calciopoli",
"Paperopoli"... l'ultimo scandalo nazionale degno di una vera "Repubblica delle
banane" (ossia "Bananopoli", senza offesa per le scimmie) quale sembra ormai
essere l'Italia, è "Spiopoli".
Il nuovo caso
nazionale emerge a riprova che il nostro "Belpaese" è da tempo
diventato "un popolo di ladri, furbetti, calciatori, veline e... spie", mentre
la retorica nazionalista e idealista del passato celebrava ed esaltava la
nostra "amata Patria" come "un popolo di santi, poeti e
navigatori".
Oggi, gli unici "navigatori" che
possiamo vantare sono gli utenti della Rete, i "navigatori solitari" di
Internet, alias "World Wide Web", che vuol dire "una ragnatela grande come
il mondo". Giammai una definizione fu più
appropriata, dato che il Web si configura proprio come una "ragnatela"
in tutti i sensi, anche nel senso di una "trappola gigantesca", grande appunto
come il mondo, in cui possono cadere ed essere intercettati un pò tutti i
"navigatori", per cui oggi Internet rischia di essere già diventato
un terreno di caccia dello spionaggio planetario (mi riferisco, ad
esempio, al sistema elettronico denominato "ECHELON").
Non è un caso che Internet,
chiamata originariamente Arpanet, nacque negli U.S.A. alla fine degli anni
'60 come una rete di comunicazione riservata esclusivamente all'apparato
militare.
Ma torniamo alle vicende di casa
nostra, o di "cosa nostra".
Francamente, l'aspetto che più mi
inquieta e mi turba, a parte la tragica conferma di essere tutti, ma proprio
tutti (tranne ovviamente gli spioni) controllati, schedati, spiati - ricchi
e poveri, Albano e Romina, personaggi famosi, sull'isola e fuori, sconosciuti,
anonimi e omonimi, potenti e impotenti... -, è il coinvogimento della Telecom in
una grottesca vicenda che è già assorta alla ribalta nazionale come "la
grande spiata generale".
Sono davvero sconcertato e
indignato, anzi incazzato, per la semplice ragione che, se a spiarci fosse stata
una normale agenzia privata di spionaggio, oppure un potente servizio
segreto internazionale (la CIA, il Mossad, l'ex KGB, un'intelligence qualsiasi,
a condizione di esserlo davvero), o magari il Grande Fratello,
oppure il succitato ECHELON (il cervellone elettronico globale),
direi che tutto ciò sarebbe stato quasi accettabile, comunque non mi
avrebbe sorpreso più di tanto, ma a patto che a fine mese non ci
facciano pagare anche il canone!
Lucio Garofalo
Nota del w.m. - Capisco le preoccupazioni e l'incazzatura dell'Autore ma non mi sento di condividerle. Dov'è la novità?
Da quando l'uomo ha sentito il bisogno di comunicare c'è sempre stato qualcuno che ha sentito il bisogno di spiare per motivi più o meno confessabili.
Senza andare troppo lontano, mi ricordo il famigerato "Cabinet Noir", ai tempi di Luigi XVI e della Rivoluzione, che apriva le lettere col vapore prima di inoltrarle a destinazione. In tempi più recenti, l'azienda telefonica italiana (allora STIPEL), ogni qualvolta veniva prenotata un'interurbana (la teleselezione non esisteva ancora) occorreva attendere parecchie ore che fosse disponibile qualche "orecchione", dell'OVRA o della questura, che ascoltasse la conversazione; a volte si registrava il tutto su di un disco di cera o su filo magnetico. E la gente, per reazione, escogitava ingegnosi sistemi di criptazione della comunicazione, sia scritta che orale, che lasciava di stucco lo scemo di turno.
Ora, da qualche anno è in funzione ECHELON: e chi se ne frega!?
Infatti i casi sono due:
- o si spiano "tutti", il che equivale a non spiare nessuno, data la fantastica mole di dati accumulati che nessuno è in grado di analizzare;
- oppure si spia solo "qualcuno" che vale la pena di spiare (e sono cavoli suoi) che ha qualcosa da nascondere.
Allora perchè preoccuparsi visto che la maggioranza della gente, che sgobba da mane a sera, ha da nascondere solo i propri affanni.
C'è solo un tipo di spionaggio veramente insidioso e perverso di cui valga la pena preoccuparsi: la "confessione". Raccontare al prete infingardo i fatti propri confidando nel "segreto del confessionale" è la cosa più idiota che si possa fare. Ma in questo caso vale sempre il detto "chi è causa del suo mal pianga se stesso".
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