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Il Nord Russo era conosciuto dagli autori musulmani che descrivono
le Terre Settentrionali come il Paese degli schiavi "bianchi" ossia Bilad
as-Saqalibat e le fonti sono affidabilissime poichè gli autori scrivono per
averle visitate personalmente (più di qualcuno) o per notizie raccolte da
altri autori altrettanto di fiducia o persino per eredità culturale da autori
classici anteriori.
Saqalibat non è altro che un adattamento del greco
Sklavinos o Sklabenos/Stlabenos alla fonetica araba mentre "bianchi" l'abbiamo
aggiunto noi in quanto il colore della pelle costituiva un segno distintivo e
selettivo nella classificazione di questa merce umana nordica nei secoli dal IX
al XIV d.C.
E' possibile che fossero proprio i greci (di Costantinopoli e del
Levante siriano) ad aver trasmesso ai mercanti la notizia dove poter comprare
gli schiavi da quando i Germani, essendo diventati parte del "popolo romano" e
addirittura l'élite dell'Impero Franco, non erano più "merce vendibile".
Tutta questa storia è già nascosta nella parola che si diffuse intorno al X
sec. in tutte le lingue romanze (come in italiano) e che indicava gli schiavi!
Schiavi e Slavi non sono che due varianti dell'etnonimo attribuito dai classici
greco-romani alle popolazioni che premettero intorno dal V-VII sec. sui confini
dell'Impero. Ne è superfluo aggiungere che i mercanti di schiavi più famosi
furono gli ebrei detti rahdaniti nel X-XI sec. seguiti poi da Venezia la quale,
dal X sec. fino alla scoperta delle Americhe, ne custodì l'esclusiva.
La
prima domanda che dobbiamo porci adesso è: chi era lo schiavo e come diventava
tale?
Ci siamo ripromessi di non addentrarci nella giurisdizione alla quale
lo schiavo era soggetto nei vari paesi europei e nei paesi limitrofi, in quanto
lo giudichiamo un argomento farraginoso e complesso e che va trattato
separatamente da quello del traffico commerciale, dove invece si accentra il
nostro interesse, e dunque rimandiamo il lettore interessato ai lavori
specialistici. In questa sede accenneremo a grandi tratti soltanto a qualche
aspetto legale sulla schiavitù, lasciando da parte specialmente i concetti di
libertà , di limitazione dei diritti civili etc. che nell'epoca che
attraversiamo (IX-XIV sec.) hanno definizioni lontanissime da quelle di oggi e
richiedono perciò una preparazione culturale notevole al lettore che non sia "ben
armato".
Vediamo allora qualche caso tipico di come si può "cadere in
schiavitù". Il primo è il destino di un soldato perdente il quale, se non
riusciva a sfuggire alla cattura alla fine dello scontro, era portato via
prigioniero dal vincitore (origine dello stato del celjad' in russo). Per
questo giovane c'erano poche buone opzioni sul proprio destino futuro. Ad
esempio, nel caso più fortunato poteva essere riscattato dai suoi, se il
vincitore aveva tempo e voglia di contattare il signore perdente e istallare
delle trattative a questo scopo con le persone giuste. Il che accadeva molto
raramente per un soldato semplice, mentre era più possibile per una persona di
alto rango. Dunque gli schiavi erano una parte del bottino vinto in battaglia e
se ancora in buona condizione fisica, altrimenti, se feriti o moribondi,
venivano abbandonati al loro destino. Tuttavia, in moltissimi casi, erano
trascinati in schiavitù anche i famigliari dei soldati, se accompagnavano l'
armata, ossia donne e bambini. Se poi teniamo presente che nell'epoca che ci
interessa la guerra e gli scontri erano pane quotidiano sia d'inverno che
nella bella stagione, possiamo pure immaginare come gli schiavi ottenuti dopo
uno scontro costituivano un approvvigionamento di uomini abili quasi regolare.
Non valevano però molto perchè erano già "vecchi" secondo gli standard di vita
del tempo ed era poi difficile mantenerli o metterli al lavoro, mentre le donne
e i bambini erano in realtà più utilizzabili "con profitto".
Dalle notizie
che abbiamo, sappiamo che gli Slavi non erano soliti tenere schiavi per lungo
tempo e dopo un certo numero di anni veniva concessa la scelta a questi
prigionieri di andarsene per proprio conto o di entrare a far parte della
comunità in cui ormai si trovavano, formandosi una famiglia propria. Tuttavia
altri autori che scrissero sugli Slavi in epoca anteriore ammettevano che i
prigionieri risparmiati alla schiavitù, talvolta erano sacrificati agli dei!
A parte ciò, è chiaro che nessuno di questi casi interessava i mercanti per
farne traffico.
Nella società cittadina - nella Rus' di Kiev si era appena
ai suoi inizi - un modo per trovare lavoro o per vivere meglio, se non si
avevano altre possibilità , era quello di vendersi ad un facoltoso padrone in
modo da assicurarsi difesa, cibo, rifugio e quanto serviva alla propria vita
quotidiana (stato di rab o slugà in russo). Essere specialisti nel saper fare
qualcosa, permetteva logicamente di esser accolto meglio dal padrone eventuale
come artigiani, sempre con alloggio e vitto (talvolta vi si trovava la sposa)
inclusi, non esistendo un vero contratto di lavoro come oggi. Questo fu il caso
più comune dei lavoranti di Novgorod presso le cascine di città dei bojari
della repubblica o dei prigionieri russi ritrovati a Qara Qorum in Mongolia da
Giovanni da Pian del Carpine nel XIII sec.
Oppure si diventava schiavi per
obblighi non onorati o per debiti pregressi e, addirittura, per debiti ancora
da fare ossia per crediti (stato di holop in russo). Era abbastanza comune per
i contadini in seguito a qualche mattana naturale, inondazione o incendio o
pestilenza e simili, di impelagarsi in accordi di questo genere, talvolta molto
rischiosi. Infatti essendo una schiavitù a tempo determinato, c'era il caso di
ritrovarsi a servire il creditore furbo per tutta la vita, se non si erano
fatti patti molto chiari! Anche questi schiavi non erano "roba" da traffico,
come si capisce bene. E allora dove trovavano i mercanti questa merce?
In
verità abbiamo messo da parte un altro tipo di schiavitù o di vendita di "merce
umana" che ancora oggi si fa, sebbene poi la si mascheri sotto altri nomi
eticamente più accettabili nella monetizzazione odierna, ossia la vendita dei
propri figli. Prima però di parlarne più in dettaglio, ricordiamo dove
andavano a finire e come erano impiegati questi schiavi.
Sull'argomento
purtroppo la letteratura è scarsissima perchè pochi contemporanei
s'interessarono dei destini degli schiavi salvo che come decoro e ornamento
nelle descrizioni delle grandi dimore e delle grandi corti in cui se ne
contavano a migliaia oppure nelle molto più tarde considerazioni "etiche" della
Chiesa di Roma sulla schiavitù in generale. In questi secoli di bassissima
automazione moltissime attività che oggi sono compiute da macchine erano allora
fatte da uomini o donne e non solo perchè richiedevano lo sforzo continuo di
più persone, ma anche perchè certe attività e certi lavori erano considerati
"inferiori" o troppo impegnativi dall'élite al potere e dai loro emuli e quindi
era preferibile che li eseguissero altri di rango più basso. E qui entra
benissimo il mercante poichè questo era il genere di merce che fruttava di più
di ogni altra simile con clienti che erano in grado di pagar bene.
Distinguiamo così tre tipi di schiavi principalmente: 1. da mettere in
servizio militare permanente 2. da impiegare per i lavori domestici (compresi
i servizi sessuali) 3. per i lavori pesanti e ripetitivi. Per quanto
riguarda il primo tipo, il mercante lo ritrovava presso i popoli della steppa
ucraina e asiatica dove i ragazzi già puberi erano "venduti" sapendo già
cavalcare e tirare d'arco. Erano considerati schiavi di ottima qualità e, se
teniamo presente che costoro riuscirono a fondare addirittura una dinastia di
governo "egiziana" ossia i Mammelucchi (dall'arabo mamluk ossia "uomini di
proprietà del signore"), possiamo immaginare come fossero apprezzati e che
carriere potessero percorrere (vedi il Saladino). In questo caso gli schiavi
erano di sesso maschile e il serbatoio di rifornimento era il cosiddetto Paese
dei Turchi ossia Bilad al-Atrak.
Per quanto riguarda il terzo tipo di
schiavi, la fonte primaria era l'Africa Nera (Zinj nelle fonti arabe) e i
giovani erano quasi sempre di pelle molto scura, quasi a voler riconoscere
subito che tipo di lavoro facessero rispetto ad altre persone di servizio con
la pelle più chiara. Erano di entrambi i sessi ed avevano un prezzo più basso
rispetto agli altri perchè considerati di qualità inferiore (!!).
E
finalmente giungiamo agli schiavi slavi che erano inclusi nella stragrande
maggioranza nel secondo tipo! Erano di tutt'e due i sessi, di alto prezzo e
destinati ad attività varie e particolari, tanto da richiedere spesso
interventi corporali! Naturalmente sull'argomento schiavi occorre abbattere
degli stereotipi e noi lo faremo adesso.
Per comprendere meglio questo
traffico che durò per secoli (ma non dura ancora oggi?) e che in pratica fu una
vera e propria migrazione quasi forzata di migliaia e migliaia di persone da
una parte all'altra del continente eurasiatico dobbiamo dire che fruttò fior di
quattrini, non solo a chi semplicemente trafficava, ma anche a chi percepiva
gabelle e pedaggi. Che questi ragazzi e ragazze fossero poi trattati male dai
mercanti è un'assoluta menzogna. Costavano talmente tanto e il prezzo era
riscosso soltanto se la "merce" si presentava bene! Figuriamoci quindi se non
venissero curati affinchè arrivassero a destino in piena forma! Di certo
viaggiavano ben nutriti, ben puliti e in ordine. E il viaggio era pure lungo.
Per dare qualche esempio diremo che da Kiev a Costantinopoli ci voleva circa un
mese mentre per giungere a Cordova ce ne volevano anche tre. Si può quindi
immaginare quali spese incontrava il mercante per questi ragazzi che doveva
tenere in ozio per risparmiarli dalle fatiche.
Un altro quadro sbagliato è
quello di vedere sempre gli schiavi esposti al mercato! Al contrario! Quelli
destinati alle corti signoriali erano già prenotati e quindi non dovevano
neppure essere visti per sbaglio dall'acquirente occasionale. Al limite,
soltanto quelli scartati andavano successivamente sul mercato! Nei dipinti
poi a volte vediamo schiavi incatenati o con le braccia legate e il mercante
con la frusta in mano che volge loro uno sguardo che sembra minaccioso perchè
promette di batterli a sangue. Anche questo non è il caso per gli schiavi
saqaliba! Erano presentati nudi affinchè non si nascondessero eventuali difetti
fisici ed erano palpati e guardati in tutti i recessi corporei... questo sì! Alla
fine non era un grande scandalo per i costumi dell'epoca, perchè i giovani
erano già puberi e dunque la loro era una nudità innocente e artistica, se così
si può dire. E vediamo un po' di capire come e dove venivano raccolti.
Nemmeno qui le fonti sono di grande aiuto e tutt'al più possiamo dedurre come
avvenisse la "raccolta" dal folclore nordico che probabilmente ne ha conservato
nelle favole un lontano ricordo "cristianizzato". Si può esser sicuri che,
dietro le Fiabe tedesche di Grimm come Pollicino o delle Byline russe sulla
Baba Jagà, si è tramandato proprio tutto un complesso di eventi legato giusto
alla vendita degli schiavi giovanetti!
Partiamo allora dalla precaria
economia contadina, basata sullo sfruttamento d'un appezzamento di terreno che
col passar del tempo cala di rendimento. Ad un certo momento la resa agricola
non permette che il numero di persone nutrite si accresca oltre e, data l'alta
natalità (ma anche tenendo conto della grande la mortalità perinatale e della
selezione rispetto alla resistenza alle malattie) bisogna liberarsi delle
bocche in soprannumero... pena la penuria di cibo per tutti! Per le ragazze di
solito c'era il matrimonio esogamico che ribaltava il problema della bocca in
più ad un'altra famiglia in un altro villaggio (la famosa famiglia allargata
degli Slavi del sud, la zadruga, qui nel nord infatti era molto meno diffusa).
Per i maschi invece occorreva trovare un altro esito e così, per il loro
bene, ma anche per il bene di tutti, i ragazzi venivano - addirittura! -
portati al mercato per affidarli a chi li volesse... pagando qualcosa. Alla fine
di tutti questi percorsi possibili (ricostruiti) ecco che qualche genitore più
lungimirante che amava davvero i figli decideva di affidare i propri (e quelli
di altri che erano d'accordo con lui) al mercante di bambini. Niente di diverso
di quello che si fa oggi ovunque e ancora nel mondo, magari in modo più
protervo! Premesso questo, ipotizziamo dei termini di "consegna".
Anzitutto è fuorviante pensare a grandi numeri, sebbene i censimenti degli
schiavi adulti presenti in ogni corte musulmana, ma anche nel Laterano, citate
da M. Lombard parlino di una decina di migliaia di schiavi slavi per corte. A
nostro avviso, sono numeri globali dopo un certo numero di anni perchè, da
altri paragoni documentari che abbiamo trovato, un dato più reale è al massimo
una cinquantina di ragazzi (e ragazze insieme) per ogni spedizione dal Nord.
Sono condotti in un certo luogo dove il mercante (forse dietro l'Uomo Nero
delle favole, il Karaciùn, si nasconde proprio costui) li esamina, fa un
prezzo, lo paga (di solito in natura) al genitore e finalmente li può portar
via con sè.
Quanto poi all'immaginare carovane di schiavi giovinetti
commerciati dai Rus' e dai Rahdaniti come una triste processione di ragazzi
frustati a sangue o trattati male, è assolutamente irreale! Altro errore è
pensare sempre a catture forzate nei villaggi slavi o finnici del Nord per
ottenerne, benchè dobbiamo ammettere che talvolta ciò accadde.
A
Costantinopoli (e in generale nel mondo cristiano) lo schiavo era visto, sì,
con pietà , ma anche come colui che colpito dal peccato era caduto tanto in
basso per volontà di Dio e perciò, quella che fosse la sua funzione, finchè non
avesse espiato le sue colpe, era considerato come un uomo in penitenza
perpetua. In questo quadro ideologico perciò rientra bene la descrizione che
Costantino VII Porfirogenito fa degli schiavi slavi portati dai Rus' ossia:
incatenati e mandati avanti a spintoni dai padroni. Questo infatti era il modo
che i Rus' erano obbligati a rispettare per portarli in città... secondo le
prescrizioni di polizia previste come corollario al Trattato di Olga di Kiev
del 947 d.C.! L'accesso nella capitale imperiale era possibile esclusivamente
ad un certo numero di uomini che non poteva essere superato (50) e perciò gli
schiavi da vendere entravano in città solo se legati come animali e non
contavano come uomini veri e propri.
Per il mondo musulmano abbiamo la
testimonianza di Ibn Fadhlan del 921 d.C. il quale fra le altre cose ci dice
come gli schiavi saqalibat erano alloggiati nella tenda del loro custode dove
il compratore poteva andare a guardarseli nudi e trattarne il prezzo. E' chiaro
che gli schiavi più belli e speciali destinati ai clienti altolocati non erano
disponibili come ci dimostra la grande reticenza di un mercante Rus', Dilli, a
dare in vendita una ragazza muta già promessa ad altri, nel racconto della Saga
degli uomini di Laxdal.
Insomma il destino che attendeva questi slavi
giovanetti non era assolutamente negativo, anzi! Perdevano la poca cultura che
avevano acquisito durante l'infanzia, ma ne acquistavano un'altra molto più
elevata, visto che diventavano membri di famiglie molto abbienti in luoghi
d'Europa di alta civiltà. Certo, dimenticavano la loro lingua e persino il
luogo dove erano nati e gli unici segni distintivi che denunciavano la loro
origine esotica erano il colore della loro pelle, i loro capelli biondi e i
loro occhi azzurro cielo. E addirittura, specie nei paesi musulmani, erano
quasi sempre circoncisi e sottoposti ad un regime giuridico molto leggero e non
oppressivo malgrado la loro attività dipendente, proprio come membri di
famiglia...
Inoltre la morale sessuale era diversa a quei tempi e, se una
ragazza era adibita esclusivamente ai servizi sessuali nella famiglia che
l'aveva comprata, non c'era gran che di male, salvo le lamentele dei soliti
benpensanti musulmani che si preoccupavano che queste "slave" dessero al mondo
figli malaticci... a causa del colore così pallido della loro pelle! Lo stesso
Ibn Fadhlan sorprende un venditore Rus' in accoppiamento con una delle schiave
e si adombra perchè costui completa il suo coito prima di rivolgersi al cliente
che sta ad attendere guardando! Allo stesso modo non c'era nulla di male che i
maschietti, destinati già ad una carriera più prestigiosa, fossero castrati
(Samarcanda, Verdun, Ratisbona erano dei centri rinomati per questo, dove i
medici ebrei sapevano far bene tali operazioni senza conseguenze per la salute
futura dei piccoli pazienti).
Perchè evirarli? Evidentemente ciò era fatto
con lo stesso criterio con cui si castravano i torelli ossia per calmare i loro
bollenti spiriti! Soprattutto lo si faceva affinchè non si creassero problemi
di prole illegittima con le donne di casa! Tuttavia integri sessualmente erano
adibiti tranquillamente agli amori pederastici (o pedofilici che dir si
voglia) in voga in tutto il mondo mediterraneo, senza distinzione di
religione... salvo l'osservazione poco benevola di qualche moralista cattolico
del tempo al quale il mercimonio schiavistico era odioso in sé e per sé.
E
allora quali attività erano loro riservate? Per quanto ne sappiamo e mettendo
insieme ambienti cristiani e musulmani, le ragazze servivano da domestiche, da
badanti, da cuoche, da assistenti alle dame della casa, da compagne di letto,
da ballerine o da spogliarelliste. Gli uomini invece ricevevano anche incarichi
di fiducia quale dispensiere e magazziniere oppure guardiano, scudiero etc.
Perchè ci siamo fermati di più sul mondo musulmano? La risposta è presto data:
Le corti musulmane furono le più assidue (durarono più a lungo, come clientela)
nella compravendita degli schiavi, rispetto alle cristiane. D'altronde la
conquista musulmana del VII sec. d.C. di gran parte dell'Impero Romano non
aveva causato distruzioni dei centri cittadini e dei mercati già esistenti e
dunque in queste "nuove" società più progressiste in cui si fondevano il credo
islamico con le abitudini bizantine (e sassanidi nella parte più orientale),
nelle strutture e negli impianti lo schiavo era già presente: Non tanto come
strumento vivente che fa girare macine o che rema fino a spossarsi incatenato
al banco sulle navi perchè questo tipo di schiavitù di solito era assegnato ad
un delinquente condannato ai lavori forzati (come il soldato vinto!), quanto
piuttosto come persona di servizi domestici. E di questi schiavi si faceva
mercato più intensamente, quasi che il mercante fosse una specie di agenzia di
collocamento al lavoro! E' inteso pure che per queste occupazioni i giovani non
debbano soltanto star bene in salute o essere forti e robusti, ma debbano
essere soprattutto belli docili e pronti ad accondiscendere a qualsiasi
richiesta del padrone perchè li aspettano attività di fiducia e persino
prestigiose. Poco male se certi non hanno appreso un mestiere quando arrivano
dal nuovo padre e padrone, faranno il tirocinio qui!
Certo, se sbagliano,
sono puniti e forse più duramente di altri non schiavi, ma questo è naturale e
dipende dall'umore e dal carattere dei padroni più che dagli errori commessi.
Comunque sia, nell'Islam erano trattati meglio che in altri posti, seguendo le
raccomandazioni di Maometto quando il sant'uomo aveva paragonato gli schiavi ai
poveri e ai disabili degni di cura, di misericordia e d'attenzione maggiori da
parte di chiunque, credente oppure no. E poi non fu forse la Spagna musulmana
(al-Andalus) uno dei mercati di passaggio per gli schiavi (specialmente le
belle andaluse) che andavano in acquisto presso l'Europa cristiana?
Intanto
nella cornice della morale cristiana medievale, la schiavitù non era da
sopprimere e non rientrava esattamente nel quadro delle deliberazioni dei
Concilii, intese al miglioramento delle condizioni materiali e morali delle
persone fisiche. La politica della Chiesa Cattolica mirò soprattutto acchè
questi uomini e queste donne non aumentassero il numero degli infedeli (vista
la loro origine prevalente dalle steppe asiatiche già convertite all'Islam) e
degli eretici (visto che provenivano da un ambiente pagano o ortodosso come il
Grande Nord). Questa fu la posizione riflessa di Ottone I quando avvertì il
Doge Pietro IV Candiano che quel traffico di Venezia con gli schiavi Slavi dal
Mar Nero non gli piaceva perchè lo metteva in cattiva luce con gli Slavi
dell'Elba! Per di più, come nel caso dei turchi, rafforzavano le armate
militari dei regni musulmani che premevano l'Impero da tutti i lati. Non si
paragonino questi o agli schiavi prima della pace romana o a quelli del primo
periodo carolingio, poichè intorno al X sec., maschi e femmine, erano destinati
(e lo ripetiamo) più agli usi domestici e soltanto in minor misura ai lavori
agricoli, come era stato sotto l'Impero Romano antico. Pertanto: numero
limitato nei lavori logoranti, lunghi percorsi dal punto di "produzione" ai
mercati di vendita e guadagni notevolissimi per i mercanti (ricordiamolo!)
principalmente Rahdaniti e Veneziani.
Quanto costavano all'ultima vendita,
detratte le spese di mantenimento, viaggio e gabelle lungo gli itinerari?
Un
nostro autore (l'archeologo F. Schlette) ci dà un prezzo generico per il X sec.
in area carolingia: 300 g d'argento che paragona a quello d'un cavallo che ne
costava quasi altrettanto o d'una vacca, 100 g, o d'una spada, 125 g. Altri
autori ci danno un prezzo (minimo) di 10 nomismi d'oro o due rotoli di seta in
area bizantina nel IX sec. Fatti i debiti conti (molto approssimativi) al
genitore-venditore andava un ben misero compenso in natura rispetto a quanto
metteva in tasca il mercante e tuttavia per l'economia rurale del tempo,
quell'arnese o quell'utensile ottenuto in cambio del figlio era abbastanza
vantaggioso da ripagargli l'allevamento e soprattutto perchè prometteva un
futuro molto roseo al ragazzo partito per terre lontane che a casa sua non
avrebbe mai potuto avere a causa degli stenti derivati dalla sua presenza.
I
prezzi dati sopra sono comunque somme molto alte rispetto al tenore di vita del
tempo della gente semplice che viveva dove questi schiavi venivano comprati e
perciò solo un re o un signore di pari potenza economica poteva permettersi di
averne.
I clienti registrati comunque sono fra i più notevoli: La corte
musulmana di Baghdad, Costantinopoli, il Papa di Roma, le corti carolingie,
l'Egitto, Palermo, l'Arcivescovato di Magonza etc. Ed ecco che si ripresenta
il problema di individuare quali erano gli itinerari mercantili più frequentati
che portavano dal Nord russo al Mediterraneo e come essi erano fra loro
collegati e come evolsero, almeno fino al XIV sec. Prima di addentrarci in
questo argomento diciamo subito che in questi commerci l'unica città russa che
ci guadagnò più delle altre fu Kiev, rispetto a Novgorod, con le gabelle (in
natura ossia proprio qualche schiavo per mercante, di solito poi assegnato alla
druzhina del knjaz) e che la raccolta maggiore era nell'attuale Bielorussia in
cui Polozk e Druzk presentavano le vendite di schiavi più cospicue fino al
1430! Come vediamo una via preferenziale dalle Terre Russe del Nord fu il
Dnepr e quindi il Mar Nero, via Chersoneso in Tauride fino a Costantinopoli,
secondo il Trattato di Olga. Quelli diretti in Spagna, per al-Andalus, invece
usufruivano dei trasporti via mare che collegavano (ce lo dicono le carte
della famosa Ghenizà del Cairo) velocemente le coste palestinesi o Alessandria
d'Egitto con Almeria sul Mediterraneo o anche con Siviglia, passato lo Stretto
di Gibilterra. Il Mar Mediterraneo comunque fu e si affermò come la strada più
frequentata da questo traffico.
Tuttavia la concentrazione lungo le coste
meridionali baltiche di tesoretti composti di monete d'argento coniate nel
Vicino Oriente musulmano ci dicono che gli schiavi passavano anche per di qua,
certamente insieme con altre merci. Andavano nelle corti del Regno Franco? Non
ne abbiamo la certezza, ma visto che i Vichinghi norvegesi trovavano mercato
per i loro prigionieri lungo il Mare del Nord, è possibile che anche gli
schiavi slavi prendessero le stesse vie oppure che, dalle coste del Golfo di
Biscaglia, arrivassero di nuovo in terra musulmana di Spagna.
Una domanda
però è d'uopo fare a mò di conclusione: A che e a chi serviva circondarsi di
tanti schiavi? Come abbiamo visto i clienti erano tutti facoltosi e nel
Medioevo ciò significava avere potere sugli uomini e costoro, la loro famiglia
e il loro gruppo avevano la necessità di mostrare questo potere, attraverso l'ostentazione del prestigio dedicando tutti i loro sforzi finanziari a questo
scopo. Per allestire i continui spettacoli del potere (processioni, mercati,
sagre, compleanni del signore e simili liturgie) occorreva non solo materiale
e oggetti preziosi, ma anche tantissimo tempo perchè le cerimonie e la
preparazione alle stesse lo richiedevano. Per questi motivi la servitù era
importante per fornire il tempo libero e questo era tanto più vero quanto più
l'esercizio del potere era concentrato nelle mani di re e reucci, di nobili e
signori della Chiesa. Nel mondo musulmano gli spettacoli del potere erano
alquanto meno imponenti e, se possiamo così esprimerci, più popolari poichè lo
stato voluto da Maometto non ammetteva capi o imperatori, ma solo difensori
della fede e grandi credenti. Questa differenza è importante qualitativamente
perchè nel mondo dell'Islam sia il ricco notabile sia il califfo o l'emiro
tutto questo tempo libero lo dedicavano... alla cultura di persona e al
mecenatismo verso le menti locali inclini alla ricerca scientifica! E qui i
nomi di emiri o califfi colti e di uomini indigenti forniti di mezzi dal
califfo per impegnarsi nella ricerca sono una lista lunghissima... Tutto al
contrario del mondo "cristiano" che invece amava la pompa e le discussioni
vuote sui temi più astrusi e negava alle menti più libere di indagare la
natura.
Malgrado ciò, non ci interessa tanto sottolineare che il mondo
islamico fosse più avanti nel progresso materiale e spirituale in quel periodo,
quanto invece il risultato generale ove l'Europa progredì e una delle cause
scatenanti (lasciamo al lettore giudicarne il peso e l'importanza) di questo
progresso fu proprio l'aumentare del tempo libero per la gente dell'élite... per
la presenza degli schiavi!
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© 2008 - Aldo C. Marturano
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