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Di fronte ad un'imponente campagna di esaltazione e santificazione
mediatica condotta su scala planetaria, confesso di essermi sentito
profondamente a disagio, nella misura in cui ho avvertito una
scarsissima considerazione verso chiunque fosse non credente, ateo,
agnostico, oppure ebreo, musulmano, o comunque non cattolico, quasi
fossimo andati a ritroso nel tempo fino a precipitare nuovamente
nell'epoca dello Stato pontificio e del potere temporale dei papi. In
nome del papa-re...
Pertanto, da buon eretico oso sfidare l'ira nazional-popolare,
procedendo controcorrente e provando, se possibile, ad esprimere un
punto di vista nettamente discorde rispetto al clima di conformismo
neoguelfo e filoclericale che si e' diffuso negli ultimi giorni a
livello mediatico.
In effetti, un papa che si e' rivelato sin dall'inizio del suo
pontificato estremamente abile nell'usare la forza persuasiva dei
mass-media, si e' confermato tale anche al momento della sua morte,
quando gli e' stata tributata una vera apoteosi. Abbiamo assistito ad
un'orgia di ipocrisia mediatica, ad un incessante bombardamento
apologetico teso ad osannare la figura del papa, censurando ogni intento
di analisi storica serena, lucida, razionale, libera e sincera.
In un
simile contesto di fanatismo celebrativo e' parso difficilissimo, se
non impossibile formulare un qualsiasi giudizio critico.
Certo, e' superfluo precisare che tutti noi abbiamo nutrito un senso di
rispetto nei confronti della morte (dignitosa) di una persona che ha
rivestito un ruolo importante negli ultimi 27 anni di storia.
Occorre
riconoscere i meriti di Wojtyla, il quale si e' dimostrato uno strenuo
paladino della pace universale, soprattutto in tempi avversi come il
1991, durante la prima guerra nel Golfo persico, quando le parole del
papa si imposero come l'unica voce contraria a quella sporca guerra, e
quando non era ancora sorto quel vasto movimento pacifista che oggi
conosciamo e che si e' affermato a livello globale. Non dimentichiamo
che il '91 fu l'anno in cui, dopo la caduta del muro di Berlino e dei
regimi autoritari e burocratico-oppressivi dell'Est europeo, prese il
sopravvento il cosiddetto "nuovo ordine mondiale" retto sulla
superpotenza statunitense governata da Bush padre, e fu consacrato il
dogma neoliberista del "pensiero unico".
E' indubbio che il pontificato di Giovanni Paolo II e' stato segnato da
eventi mediatici di portata globale, come il succitato crollo del
"socialismo reale", alla cui causa diede un notevole contributo
politico-ideologico proprio Wojtyla, che non ha risparmiato aspre
critiche nemmeno all'economia neoliberista, ovvero al cinismo spietato,
disumano ed affaristico del capitalismo selvaggio.
Nondimeno, un bilancio onesto ed obiettivo sul pontificato quasi
trentennale di Wojtyla, non puo' ignorare il carattere ambiguo e
controverso che emerge dall'opera e dalla figura di tale papa. Un papa
la cui voce e' stata ascoltata soprattutto dagli umili, molto meno
(quasi per nulla) dai potenti che oggi piangono lacrime di coccodrillo.
Un papa che non ha esitato un attimo a stringere la mano ad un dittatore
sanguinario come Pinochet, durante la sua famosa visita in Cile nel
1988; un papa che ha condannato la "Teologia della Liberazione" e la
Rivoluzione Sandinista in Nicaragua. Un papa che ha cercato di coprire
le gravi responsabilita' vaticane nello scandalo del Banco ambrosiano,
a cominciare da quelle del potente cardinale Marcinkus, presidente dello
Ior, la banca vaticana.
Insomma, Wojtyla e' stato un vero monarca, il
cui regno ultraventennale e' stato scandito da elementi contraddittori.
Infatti, sul versante della politica estera l'opera del papa e' stata
sovente ispirata da ideali evangelici, e' stata guidata da ragioni
nobili e progressiste, da principi di civilta', liberta' e di
emancipazione dei popoli. Invece, sul fronte interno alla chiesa
cattolica, l'azione del pontefice ha espresso monarchicamente (ossia
verticisticamente e dogmaticamente) posizioni di conservazione e
restaurazione integralista, di oscurantismo medioevale, soprattutto nel
campo degli inalienabili diritti al divorzio e all'aborto, in materia di
sessualita' e di comportamenti che oggi sono diventate abitudini
largamente assunte dalla coscienza occidentale, che e' comune a milioni
di uomini e donne, anche di fede cattolica.
Non si puo' negare che su
tali temi l'atteggiamento della chiesa governata da Wojtyla e' stato
palesemente retrivo, misoneista, omofobico e sessuofobico, assolutamente
cieco ed incapace di adeguarsi alla realta' secolare dei costumi
odierni.
Lucio Garofalo
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