LE SANTE ASSICURAZIONI S.p.A.

ovvero
il Cristianesimo nelle Terre Russe fra Cattolicesimo e Ortodossia


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ALDO C. MARTURANO - © 2009



Qualche anno fa per i tipi della Oxford Univ. Press uscì THE SACRED TRUST di R. Ekelund et al., un lavoro accuratissimo di ricerca imperniato su un esame storico-economico dell’ascesa della Chiesa Cattolica nel Medioevo nei XIII-XV-XVI secc. E’ sicuro che giammai alcun editore italiano tradurrà o pubblicherà quest’opera, giusto per il suo contenuto e soprattutto per autocensura. E sapete perché? Perché l’analisi, puntuale e documentata dei vari specialisti, mette a nudo le profondissime radici economiche della più grande organizzazione (che noi non temiamo di definire mafiosa) esistente al mondo. Anche qui, vorremmo metter in chiaro che i termini che usiamo sono quelli correnti e convenzionali e non devono essere necessariamente colorati in modo negativo o positivo.
L’organizzazione di cui si parla è talmente potente ancor oggi e così capillarmente diffusa (specialmente in Italia dove ha sede legale, ma anche in altri paesi sedicenti cattolici dell’America Latina e dell’Africa dove ci sono le filiali più importanti) che a parlarne su un piano diverso da quello “spirituale” (per chi è capace di astrarsi dal mondo) è molto pericoloso giacché ci si scontra con certi principi etici, cosiddetti universali dalla stessa Chiesa che li ha diffusi e inculcati, nei quali molta gente ha trovato i fondamenti mitologici per portare avanti la propria esistenza mondana e per riparare senza eccessive preoccupazioni nell’Aldilà e ai quali perciò è molto restia a rinunciare o a rivedere!
Che cosa emerge allora dal lavoro condotto da quegli studiosi? Cercheremo di riassumerlo nelle parole che seguono e allo stesso tempo non ci fermeremo esclusivamente sul libro (non dovendone fare una recensione), ma integreremo il discorso con quanto noi stessi abbiamo raccolto nel tempo negli studi sull’argomento rapportato alla Chiesa Russa nel XIV-XV sec.
Intorno all’anno 1000 la Chiesa Cattolica comincia a dominare praticamente la parte centrale d’Europa dove ha sede il nuovo Impero Romano d’Occidente, da essa stesso voluto e fondato nel IX sec. Purtroppo il Paganesimo settentrionale fra Scandinavi e Slavi continua a far concorrenza al Cristianesimo che in queste aree trova in scontro quasi permanente per la predominanza le due centrali cristiane, Roma e Costantinopoli. Nella parte sud (il Mediterraneo) invece la concorrenza è impersonata dall’Islam che domina ormai tutto il Nord dell’Africa e la Spagna oltre ai vari tentativi di insediarsi in Provenza e di radicarsi meglio in Sicilia o a Creta.
Se si guarda bene situazione e circostanze, la concorrenza non è tanto ideologica ossia fondata soltanto sull’educazione delle “anime” quanto invece sul mercato che queste anime, abitando all’interno di un corpo materialmente consumatore, costituiscono in quel momento storico di crescita economica e demografica.
Se poi ci si chiede che cosa la Chiesa commercializza, allora la risposta è abbastanza semplice: La Vita Eterna! In un mondo popolato da uomini, donne e bambini soggetti a dispotici signorotti militari in guerra continua l’uno contro l’altro e in cui le vittorie danno come miglior bottino proprio gli esseri umani da vendere, con uno sviluppo abbastanza arretrato dell’agricoltura e di conseguenza con un accumulo praticamente nullo di derrate alimentari, con carestia e pestilenze frequenti a causa del bassissimo livello igienico e della farmacopea poco sviluppata, ecco che diffondere principi come
  • 1. la vita terrena è sofferenza
  • 2. gli dèi pagani ai quali l’uomo finora si è rivolto, non sono niente altro che esseri diabolici che vogliono la rovina dell’uomo insieme con altre etiche simili, riesce ad illudere l’uomo che, visto che la vita terrena è un tormento continuo, occorre preoccuparsi solo della vita dopo la morte perché questa soltanto è eterna e in un mondo di godimento.
In altre parole la Chiesa, al contrario dei Paganesimi, promette non solo la Vita Eterna, ma la beatitudine vissuta nel proprio corpo originario a partire dal Giorno del Giudizio Universale per tutta l’eternità. La prospettiva è molto attraente salvo che occorre passare attraverso un giudizio inappellabile del Dio Cristiano il quale, se la vita vissuta sulla Terra è stata condotta secondo i dettami cristiani, concederà la beatitudine. Altrimenti, ahinoi!, l’alternativa è le pene nel fuoco, anch’esso eterno, dell’Inferno! Con una vita precaria e breve (media 30-40 anni) come quella del primo Medioevo, se questo “pacchetto in offerta” ha costi accettabili e effetti garantiti, passare da un Paganesimo indicato dalla Chiesa come negativo e foriero di tutti i guai del mondo (ma la Chiesa non conosce affatto i contenuti mitologici dei Paganesimi nordici!) ad una fede che promette tutte queste belle cose, è una scelta convenientissima.
Per quanto riguarda gli effetti garantiti, non ci sono problemi! La Chiesa mostra le testimonianze scritte (la magia di un libro dallo scritto immutabile aveva un gran peso in quei lontani tempi) e confermate dei 13 discepoli del supposto fondatore del Cristianesimo stesso, Cristo, che l’hanno visto morire e poi l’hanno visto risorgere dalla morte per assurgere al cielo, non senza aver fatto la promessa solenne di portare con sé nella casa celeste tutti coloro che crederanno nelle sue parole e nelle sue prescrizioni.
Come accedere allora alla Vita Eterna? Acquistando il pacchetto della fede. Ci sono vari metodi e vari modi d’acquisto del “prodotto”, in cui i “listini” (poenitentiales) sono tutti fissati e regolati secondo la potenzialità economica dell’acquirente.
A questo punto non deve assolutamente scandalizzare il fatto di mettersi a studiare la Chiesa Cattolica medievale sullo stesso piano di una multinazionale odierna che vende e commercia prodotti propri o fabbricati da altri, materiali o immateriali (in quest’ultimo caso, si pensi al multilevel marketing) poiché è proprio ad imitazione e rielaborazione del sistema Chiesa Cattolica che è nata l’organizzazione di ogni moderna multinazionale (di tipo “americano”, per intenderci).
D’altronde il problema che si pose a san Paolo, se fu proprio costui il primo elaboratore della Chiesa come comunità organizzata di mutuo soccorso, fu quello di propagare le credenze giudaiche nella Diaspora mediterranea. Credenze che si erano originate nel Medio Oriente in un contesto di popoli nomadi con antichissime tradizioni e dunque diverso dall’ambiente in cui si moveva il nostro agitatore ossia l’Impero Romano. Questo era uno stato ormai multietnico la cui élite al potere a causa della bassissima tecnologia di quei tempi aveva bisogno di molti uomini al lavoro coatto per mantenersi e questo materiale umano se lo procurava con le guerre e le conquiste, allargando sempre più l’area delle sue incursioni. Di conseguenza i confini statali romani dovevano essere difesi contro eventuali intrusioni e, a quest’ultimo requisito, la risposta fu la sedentarizzazione delle truppe lungo il limes (contadini sempre pronti a scendere in armi) e qualsiasi popolo che attentasse a questo ordine, come gli Ebrei della Diaspora, era considerato pericoloso. In altre parole rappresentava per i romani un nemico naturalmente potenziale da tenere costantemente sott’occhi ed è logico che il modo di vivere e di credere giudeo era guardato ancora con maggior sospetto per le ragioni che diremo fra un momento. San Paolo sapeva bene tutto questo ed è pertanto probabile che sia stato per questo motivo cioè per essere più libero di agire, che la fede della “Setta Cristiana” fu offerta come una religione per tutti, anche per chi non fosse ebreo. Quando poi ci si accorse che il “nuovo” Ebraismo era vincente e che gli adepti crescevano in numero, ecco che ritenne utile riprodurre un vecchio schema ebraico di creare e mantenere un’èlite scelta, libera dal lavoro, che fosse dedita soltanto ai contatti con Dio Creatore. In Palestina questa élite era stata la tribù di Levi alla quale non era stato assegnato un territorio definito, ma il diritto per i suoi membri di poter abitare sparsi fra tutte le altre tribù ed essere da esse mantenuti quali ultimi giudici, consiglieri etc. e celebrare la grandezza del Dio d’Israele. A questo punto sorgeva il problema del consenso da parte dei membri delle nuove comunità che si andavano formando, non ebraiche, ad appoggiare una tale istituzione passiva permanente. Varie furono le maniere di ricorrere ad un’intensa propaganda, fatta tramite predicatori (o sedicenti profeti) professionisti. Di certo ciò fu un’innovazione nel mondo romano che raramente vedeva persone di questo tipo in giro per le città e per le campagne e al contrario imponeva il proprio modo di essere con la forza delle armi e con la costrizione fisica e disdegnava il parlare e l’elucubrazione astratta.
Naturalmente qui non c’interessa ripercorrere tutta la storia del Cristianesimo nei primi secoli del suo divenire e del suo passare da società quasi segreta a organo dello stato romano dei primi secoli del Medioevo e quindi qui ci fermiamo. A noi sta al contrario a cuore un periodo particolare: il volgere del XII sec. con Innocenzo III. Come mai? Perché sono gli anni in cui l’élite celebrante e pensante cristiana raggiunge l’acme della popolarità e del potere. In breve il Papa di Roma immette sul mercato della fede il nuovo “servizio”: Dio ha concesso la sua rappresentanza personale esclusiva a questo papa il quale, d’ora in poi con i suoi successori, deciderà delle sorti dell’uomo non più solo sulla continuazione della vita dopo la morte, ma anche sull’andamento della vita terrena!
Come mai proprio in questo periodo? Quali circostanze si sono verificate per spingere Roma proprio ora alla grande mossa?
Prima di proseguire dobbiamo un’altra spiegazione al nostro lettore. Abbiamo parlato di organizzazione mafiosa e ancora una volta ribadiamo che nel termine non v’è alcuna negatività o positività voluta. Diciamo che abbiamo scelto la parola mafia perché abbiamo constatato che cronologicamente le istituzioni cattoliche come associazione organizzata precedono anche questa attività criminosa e, se la Mafia oggi è considerata fuori legge, è legittimo tuttavia pensare che essa si rifaccia a modelli anteriori, salvo poi averli applicati, questi modelli, in un contesto storico e sociologico diverso. La Chiesa con i piccoli passi di un successo sempre maggiore si era ormai trasformata in una vera e propria Compagnia di Assicurazioni con una Polizza che sfruttava un’angoscia primordiale dell’uomo: Il non riuscire a prevedere il proprio futuro! Nel Medioevo l’angoscia e le paure di essere sopraffatti e di non sapere quando e come erano per la stragrande maggioranza delle persone molto maggiori di quelle odierne, se pensiamo che in un certo qual modo oggi siamo più protetti e più curati dalla collettività alla quale apparteniamo, almeno in una certa parte del mondo, e non abbiamo più bisogno di ricorrere ad altre istituzioni separate o diverse dalle nostre polizie o eserciti. In quel tempo storico al contrario chiunque potesse assicurare una vita futura beata e difesa in un qualsiasi lontano posto nel mondo (la credenza che il Paradiso esistesse sulla Terra era reale fin nel XIV sec., se ricordiamo che a Novgorod, l’arcivescovo Monsignor Basilio II assicurava che alcuni suoi mercanti lo avessero visto in qualche luogo in Asia) o fuori di esso, era ben accolto, e, addirittura, a costi accessibili, costui era persino osannato e ammirato! Insomma s’imponeva persino con le armi (Cavalieri-monaci Crociati) presentando al cliente i propri servizi… altrimenti o l’Inferno o la morte violenta! E la Mafia, come noi la conosciamo, non agisce forse allo stesso modo?
Questa è una minaccia a grande effetto nel Medioevo e d’altronde nel periodo che vogliamo contemplare la Chiesa ha già la possibilità di intimare ai re e ai signori di punire i ribelli ricorrendo ai mezzi “secolari” delle armi o della rappresaglia d’altro tipo anche più orribile di morti e torture. Niente di strano in quell’epoca…
Quel che è importante però sono i servizi che la Chiesa Cattolica rendeva fino a Innocenzo III ai re e ai potenti. Era la conservatrice del sistema di potere medievale con la teoria che il dio cristiano concede il potere sugli altri uomini (su intercessione del prelato addetto) soltanto ad alcuni “unti” e la Chiesa, affinché il sistema si mantenga, fa in modo che i sudditi riconoscano questo potere “delegato” e per questo chiede soltanto la decima annuale sulle entrate degli “unti”. Quest’ultima misura alla fine è ritagliata apposta per i potenti. Costoro infatti rientrano nei disegni imperscrutabili del dio cristiano e dunque, se pure sono dispotici o pericolosi, tutto rientra nel normale disegno divino. Guai però a non rispettare i termini del “contratto”! E’ infatti nella facoltà della Chiesa revocare la “concessione” attraverso la “scomunica” o l’”interdizione”... se non si pagano le decime o una congrua multa!
Certo! Qui non si vuol negare che la Chiesa offrisse tantissime soluzioni pratiche a certi inconvenienti della società medievale, come ad es. l’accoglimento nelle proprie istituzioni dei reietti, dei deboli di mente, dei disoccupati, dei disabili e simili. S’occupava di riscattare i prigionieri di guerra già cristiani, ma, appunto, per tutto questo occorreva essere “cristiani”.
Occorreva seguire attentamente certe istruzioni, praticare certe esercizi spirituali (la preghiera, fare da spettatore alle cerimonie liturgiche, etc.) e corporali (il digiuno, ad esempio!), ma si doveva vivere occupando il posto che Dio ci aveva assegnato nella società, senza ribellarci, e che era stata già schematizzata nelle tre occupazioni: Bellatores, Oratores e Laboratores. Il successo era però assicurato: Dopo morti si andava in Paradiso! D’altro canto l’uomo è nato già col famoso peccato originale che soltanto la Chiesa può eliminare col rito del Battesimo e quindi dando l’accesso alla comunità cristiana al nuovo fedele! Non solo! A leggere l’Elucidarium, un manuale monastico di teologia (o in altre parole un manuale d’istruzioni per vendere meglio la Polizza Assicurativa), forse redatto in un monastero bavarese, era certo che dopo il Giudizio Universale Dio avrebbe cancellato tutte le conseguenze del peccato originale: “Il castigo per il peccato – il gelo, la calura, la grandine, la tempesta, il fulmine, il tuono e le altre molestie – scomparirà completamente!” E ancora descrive la Terra che si trasformerà in un amabile e fragrante giardino poiché essa aveva accolto il cadavere di Cristo. Irrigata col sangue dei martiri cristiani essa sarà adorna di fiori dolcemente profumati, di gigli, di violette, di rose che mai appassiranno e… “non vi sarà più né fatica, né pena!” Il manuale è del 1100 e fu diffusissimo per tutto il Medioevo e tradotto addirittura nei nuovi vernacoli nazionali fino al tempo dell’invenzione della stampa!
Attenti perciò! Dio e la Chiesa giudicano ogni atto umano benché ci sia sempre la possibilità di cancellare il mal fatto confessandosi al preposto ecclesiastico che invoca e ottiene da Dio il “perdono” (un’innovazione concettuale cristiana) dopo le penitenze (e l’obolo) già precisamente previste nei famosi “poenitentiales”.
Ecco! Più o meno il pensiero e l’organizzazione ecclesiastica cattolica sono a questo punto nel XII-XIII sec. e, a nostro modo di vedere, le circostanze più importanti che portarono Innocenzo III al suo proclama furono
  • 1. la chiusura della lotta fra Papa, in vincita, e Imperatore già inaspritasi con Gregorio VII contro Enrico IV,
  • 2. l’allargamento delle conoscenze geografiche sia sul Nord Europa, temuta concorrente per il suo Paganesimo slavo e scandinavo, ma mercato importantissimo di materie prime (il legno, le pellicce pregiate, la santissima cera etc.)
  • 3. l’incontro più immediato e intimo con l’Islam attraverso le Crociate nel Medio Oriente e
  • 4., ancor più importante, l’avvicinamento della Chiesa Ortodossa Costantinopolitana sotto i Comneni con la ventilata riunione, tanto desiderata da Roma quale allargamento del proprio mercato della fede e poi mai avvenuta.

Se guardiamo la mossa di Innocenzo dal punto di vista commerciale, ci accorgiamo subito che la concorrenza “religiosa” in Europa era cresciuta sotto forma di critica dei poteri secolari al sistema ecclesiale troppo corrotto e spendaccione e con i movimenti eretici sempre più insistenti su questi temi. Dice M. Erbstösser a quest’ultimo proposito che il problema era già avanzato da tempo. “La lotta per le Investiture che durava dalla seconda metà del XI sec. fino ai primi decenni del XII sec. era un tentativo da parte del papato di adattare la Chiesa Cattolica alle nuove condizioni sociali come pure un’offensiva potente per far del Papato il centro ideologico di tutta l’Europa. Qualsiasi dipendenza pratica del Clero dai poteri secolari doveva essere combattuta.” Erano solo le Investiture l’oggetto del contendere? In realtà al Papato, sebbene non andasse giù che fossero i poteri secolari (ossia l’Imperatore Romano d’Occidente, soprattutto) a nominare abati e vescovi, vedeva in queste pretese una forte concorrenza per le enormi entrate che confluivano a Roma e quindi un tentativo di sostituire l’amministrazione romana! Cosa assolutamente indesiderata.
Roma ormai aveva consolidato la propria struttura in cui il Papa e la Camara cardinalizia erano il potere massimo. Qui venivano prese tutte le decisioni sulla fornitura delle “polizze” e dei “servizi”. Qui venivano esaminate le domande di “franchising”, concesse o respinte, quando si trattava della fondazione di un’abbazia o di un convento o per il ritaglio di una nuova diocesi in un nuovo territorio. Non entriamo qui nel sistema fissato del “massimo prezzo di vendita ammesso” attraverso le indulgenze, esortando il lettore a consultare il libro da noi esaminato e diciamo invece più semplicemente che, per il fatto che troppi parenti dei poteri secolari erano ormai presenti nel circolo dei titolari del “franchising” della fede, bene fece Innocenzo III a prendere su di sé tutti i diritti di nominare, sospendere, spostare etc. queste persone senza alcuna ingerenza da parte estranea. Ai signori locali, ai re e agli imperatori era soltanto concesso che i prelati designati dal Papa fossero riconosciuti e rispettati, dopo essere stati nominati da Roma.
E, una volta assicuratosi questo diritto, proclamandosi Vicario di Dio in Terra, Innocenzo III si arrogò anche il diritto di consacrare e di scomunicare a suo assoluto ed esclusivo giudizio qualsiasi persona di qualsiasi rango all’interno della società cristiana tri-stratificata.
Questa circostanza accrebbe ulteriormente l’allarme della Chiesa Ortodossa quando si continuò a parlare di riunione con Roma, specie dopo l’”occupazione latina” del 1204 di Costantinopoli, durata ben più di mezzo secolo. La Chiesa Ortodossa era organizzata anch’essa sulla base di una Multinazionale che vendeva “polizze assicurative per la vita nell’Aldilà”, ma nel territorio della diocesi maggiore ossia la Metropolia Russa (o Kieviana, com’era più nota) in quegli anni non esisteva un unico stato cristiano-ortodosso a cui il Vescovo maggiore Metropolitano potesse far capo e dunque le cose erano molto più complicate e instabili. Addirittura le entrate dalle quali calcolare la decima non erano facilmente calcolabili sia per quanto detto appena qui sopra sia a causa delle guerre fra i diversi piccoli principati russi che soffocavano le azioni di propaganda religiosa. Nel Baltico poi la presenza dei Cavalieri Teutonici sottraeva continuamente territori e persone alla Chiesa Russa così come nel Mar Nero dove i Latini agivano da Costantinopoli alla Crimea. Successivamente (1240) nell’Anticaucaso si stabilirà l’Orda d’Oro che isolerà i nuovi piccoli stati russi dal riunirsi e tuttavia, siccome i traffici commerciali erano perlopiù per prodotti ad altissimo valore aggiunto, qualsiasi decima venisse dalle Terre Russe era comunque un apporto ricchissimo. Per il Patriarcato di Costantinopoli (ma anche per gli Imperatori imparentati con i principi russi) queste ricchezze costituivano il cespite vitale maggiore e dunque era logico che tutte le forze politiche secolari e ecclesiastiche russe erano impegnate ad impedire che la Chiesa Cattolica se ne impadronisse!
La Chiesa di Roma però non desiste e tramite vari ammiccamenti ai principi russi e ai lituani, catechizzazione forzata dei capetti finnici per opera dei monaci Cavalieri Teutonici e Livonici o con crociate danesi e svedesi e persino aperture “religiose” ai Tatari di Crimea tenterà in tutti i modi di convincere le genti della Pianura Russa a passare nella “parrocchia latina” e a concedere l’allargamento dei traffici alle potenze latine del Baltico. Addirittura adotta una strategia molto sottile in cui alla fine di un lungo processo erosivo condotto da Francescani e Domenicani le varie eparchie ortodosse svuotate dei propri fedeli, si sarebbero estinte quasi naturalmente e sarebbero confluite nell’Uniatismo. A questa conclusione (Un unum sint!) tenderà proprio il Concilio di Ferrara-Firenze fra Cattolici e Ortodossi che porterà ad un assorbimento, in verità marginale, di parte degli Ortodossi nella Chiesa Cattolica (è l’Uniatismo in cui si riconosce la supremazia del papa di Roma su qualsiasi altra autorità patriarcale) e, come reazione, alla creazione del Patriarcato di Mosca sotto il patrocinio del nuovo Imperatore Romano d’Oriente, Giovanni IV il Severo (o Ivan il Terribile, se si preferisce)...
La Chiesa Cattolica dunque ha al suo servizio non solo molti dei poteri secolari occidentali, ma – come abbiamo visto – con le Crociate ha cominciato ad armarsi contro il mondo tutto (ne seguirà il colonialismo, prima cattolico e poi protestante, fino a quello di tipo odierno mascherato dalle cosiddette “scoperte geografiche” e dall’idealizzazione o santificazione di pirati veri e propri) con propri uomini messi insieme in Ordini Conventuali Armati o Cavalieri Crociati con vari nomi e santi protettori.
Al contrario la Chiesa Ortodossa non istituiva Ordini conventuali e non era preparata a questo tipo di concorrenza come gli Ordini Mendicanti che si infiltravano in Bielorussia e in Volynia per convincere i sudditi ortodossi a passare al Cattolicesimo. Certo, conosceva monachesimo e conventi, ma non gli Ordini dedicati ad un unico tipo di propaganda della fede. I conventi nelle terre Russe continuavano ad essere quelli delle origini ossia delle specie di cooperative di “disoccupati” che si radunavano su un pezzo di terra o concesso dal latifondo signoriale o abbandonato, sul quale e del quale costoro vivevano sotto la protezione di un qualche personaggio santo o conosciuto e secondo regole non sempre ben definite,. finché venivano riconosciuti come comunità cristiane e passavano sotto la dipendenza di un vescovo. Solo allora venivano sottoposti a regole strette da rispettare e diventavano dei veri e propri microvillaggi con una chiesa alla quale fare riferimento. Di solito nelle Terre Russe tutto cominciava in un cosiddetto “deserto” nella foresta e quando il convento cresceva veniva recintato come una fortezza, secondo gli antichi usi slavi, e a capo di esso era nominato un igumeno che rispondeva direttamente al vescovo. Quanto ad armarsi questi monaci russi lo fecero solo nel tardo XV sec. quando cominciarono ad impadronirsi delle terre dei Finnici della Terra di Perm’ o ancor più nell’estremo nord suscitando l’ostilità degli abitanti che si vedevano privati della loro foresta dalla quale traevano tutto il loro vivere. Abbiamo indugiato in questa breve e sommaria descrizione affinché il nostro lettore possa meglio cogliere le differenze fra l’organizzazione cattolica e quella ortodossa nel campo delle filiali sparse fra gli “infedeli” come occorre alle fine intendere i conventi e i monasteri.
Nell’analisi storico-economica condotta, il Papato era organizzato in una Centrale che metteva a punto il prodotto, ne fissava le procedure per accedere all’acquisto e poi lo cedeva in franchising, fissando il prezzo minimo e quello massimo in modo da affrontare ogni tipo di consumatore a quei tempi disponibile, alle diverse filiali che al principio erano costituite dalle diocesi vescovili, che –quando c’erano – di solito coinvolgevano un parente del potere secolare e perciò erano a questo soggette oppure in dipendenza più diretta ai monasteri e alle abbazie (al principio quelle cistercensi, più affidabili e meglio organizzate sul territorio) che facevano capo a Roma. Ricordiamo che i Cavalieri Crociati del Baltico risiedevano appunto in Conventi, sebbene questo diventassero il modello di amministrazione e pianificazione del territorio per i secoli successivi. Queste filiali non erano soltanto luoghi di preghiera o di santa illuminazione, ma laboratori sperimentali, ad esempio, della coltivazione della terra, dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali e, soprattutto, dell’utilizzazione della mano d’opera a basso costo dei reietti della società. Insomma erano i primi tentativi di instaurare un sistema a classi per lo sfruttamento dell’universo (risorse, uomini, natura) per il benessere di pochi che in seguito si sarebbe chiamato capitalismo.
Lo scontro col Paganesimo slavo, specialmente, è quindi profondo e duro. Prima di tutto perché la mitologia slava non conosceva un vero e proprio Ade ossia un mondo dei morti come quello descritto dai preti cristiani. Per gli Slavi le anime dei defunti dopo la morte vagavano più o meno nell’oscurità in attesa di entrare in un corpo vivente nuovo e non esisteva il peccato ossia la colpa verso Dio, ma soltanto occasionali comportamenti devianti che però le forze della natura di solito arginavano e fermavano prima che si giungesse a danni irreparabili per gli uomini e per le cose. Quando tali danni c’erano, il fatalismo giustificava tutto in cui gli dèi avevano così deciso per qualche errore compiuto da qualcuno della comunità colpita. La natura stessa, della quale l’uomo era parte (al contrario della mitologia cristiana che invece vedeva l’uomo messo al di sopra del resto delle cose esistenti), non era a disposizione dei bisogni e delle voglie dell’uomo e non era “appropriabile” per questo motivo da parte di nessuno, se non per decisione divina e per un certo periodo. Andare a caccia, coltivare piante etc. significava collaborare con gli altri esseri viventi o combattere, quando si poteva, con essi e non semplicemente assoggettarli alle proprie voglie, senza il permesso di una forza divina appropriata.
Tutto questo complicato complesso mitologico, malamente deducibile dalle notizie che la Chiesa Cristiana ha lasciato che si tramandassero, aveva dunque un fondo “ecologico” molto forte che si opponeva alla filosofia cristiana e all’idea di profitto cioè di accumulare ricchezze sottraendole alla natura per mezzo di azioni economiche esclusivamente egoistiche. Pertanto quando il Cristianesimo apparve nelle Terre Russe esso fu il credo delle classi armate che costituivano l’élite che stava costruendo il potere del primo stato russo nel X sec. su un lungo passato pagano e “democratico” sui generis. Queste élites non avevano dietro di sé passati romani o giudaici, ma sorgevano quasi dal nulla incerte se scegliere, per il proprio sistema di potere, il modello costantinopolitano, quello cattolico romano o quello cazaro-nomade (quest’ultimo quasi autoctono per le Terre Russe), Né avevano una buona conoscenza di quello che esisteva sul territorio come risorse e come genti sui quali pretendevano di dominare, vivendo in un’organizzazione economica molto primitiva e perciò molto instabile. Soltanto con il consolidamento del potere moscovita intorno alla fine del XV sec. l’èlite ormai sacra della schiatta rjurikide con l’intima collaborazione della Chiesa Russa, ormai chiaramente nazionale, lo stato tenterà di rammodernarsi. In quel momento storico però Costantinopoli, modello tipico di stato per la nuova Russia, non c’è più, la Chiesa Cristiana è rimasta ormai isolata rispetto alle altre centrali patriarcali ed ha come antagonista una potentissima Roma, sebbene lacerata da altri conflitti e problemi e contestata dall’interno dai vari movimenti protestanti. Mosca, avendo assimilato moltissimo dei comportamenti tatari nel trattare con le persone e con le cose, sarà costretta quasi senza volerlo a diventare essa stessa un modello per tutti i popoli intorno e dunque ad inventare nuovi ordinamenti e nuovi traguardi di vita.
Giustamente si chiede lo storico Burovskii in un suo divertente scritto, come mai la Russia non è diventata né musulmana né cattolica né buddista, man mano che acquisiva territori e genti nuovo sotto il proprio dominio, ma ha fatto credere di essere uno stato esclusivamente cristiano-ortodosso?
Ed oggi, ci chiediamo noi, dopo settant’anni di stato ateistico sovietico e, allo stesso tempo, di secoli di paganesimo nascosto nella campagna russa (la famosa doppia-fede russa), è vero che i russi stanno ritornando in seno alla Chiesa Russa, quando in realtà la generazione nuova questa fede non ha mai conosciuto? E perché non dovrebbe invece ritornare alla vecchia fede pagana slava che si è conservata in questo grandissimo serbatoio di folclore europeo fino ai nostri giorni? I segni ci sono già in Ucraina, in Bielorussia, nel Grande Nord, per quanto riguarda l’Europa, ma a forse fanno capolino anche a Krasnojarsk, in Siberia dove appunto lavora Burovskii...


Bibliografia essenziale:

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