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<<Gesù è stato un
furfante, un bugiardo, un seduttore, un miserabile scellerato, un incredibile
ribaldo, uno zotico pieno di boriosa e malvagia presunzione , giustamente
crocifisso. Egli pretendeva di essere figlio di Dio. Faceva l'ipocrita anche
inchiodato sulla croce come aveva meritato, ed è morto nella sua miserabile
follia, pazzo perverso, beone, detestabile traditore e pendaglio da forca, che
venendo al mondo ha portato ogni genere di malvagità, infelicità e rovina, e
ogni mostruosità che si possa immaginare>>
( Berriot "Atheisme ed
atheistes au XVI siecle en france" - Parigi 1580).
<<Gesù fu
presto persuaso delle sua nobiltà e della sua razza (Asmonea) e del
meraviglioso di cui la sua nascita era accompagnata. Queste idee
influenzarono la sua ambizione e in seguito, a poco a poco, finirono per fargli
credere che era veramente destinato a svolgere un grande ruolo nel suo paese. È,
dunque, possibilissimo che il nostro avventuriero sia arrivato a credersi
chiamato dalla divinità e designato dai profeti ad essere il riformatore,
il capo, il Messia d'Israele. In una parola egli fu un visionario e trovò delle
persona abbastanza semplici da credere alla sua esaltazione. Quest'uomo fu
un fanatico che si credette realmente un ispirato favorito dal cielo, un inviato
nella sua nazione, in una parola un Messia che per sostenere la sua missione
divina non si fece difficoltà ad impiegare le frodi più adatte per ottenere
successo presso un popolo stolto che aveva bisogno di miracoli>>
(Dietrich von Holbach "Histoire critique de Jesus-Christ" - Parigi 1767).
<<Gesù si è mostrato come un
grande visionario che si auto annuncia come se venisse dall'aria, portato sulle
nubi del cielo e circondato da angeli per risvegliare i morti e tenere un
giudizio universale. Mai un uomo sano di mente e di cuore avrebbe potuto tenere
un linguaggio come quello che il IV vangelo mette in bocca a Gesù>>.
(Straus D.F. "Das Leben Jesu bearbeite" - Tubingen 1936).
<<Se Gesù è considerato come un saggio che svolge la sua missione di
rabbino, abbiamo trovato la sua saggezza talmente in difetto da essere portati a
giudicarlo affatto padrone della sua ragione. Un tale uomo non merita nulla
della gloria che gli si tributa. Se si stabilisce l'ipotesi che Gesù, per
un'incredibile allucinazione, udendo parlare incessantemente del Messia a
venire, si sia messo in testa di essere lui quel Messia promesso dai patriarchi
e dai profeti, è ancora peggio. Il rabbino Gesù discende ancora più giù nel
nostro apprezzamento e noi siamo poco disposti a tributare tanti omaggi ad un
allucinato. Tali uomini sono frequenti nella storia. Ne ho visto uno di questo
genere che, credendosi profeta, correva in punta dei piedi sui merli delle mura
di Gerusalemme>>.
(Micron J. "Vie de Jesù" - Parigi
1886.)
<<La grandezza messianica portò Gesù al delirio.
Ossessionato dalla sua intensa visione interiore entrò poco a poco in uno stato
di pazzia. Il patibolo gli risparmiò la demenza totale. Egli presentava
un'attività straordinaria dell'immaginazione da condurlo alle allucinazioni.
Dopo aver annunziato la venuta del Messia, così come molti profeti ebraici
contemporanei, Gesù si convinse che era egli stesso il Messia, il Cristo, e con
tanta fede nella sua missione e nelle virtù segrete che essa gli conferiva da
convincersi di poter compiere prodigi, di resuscitare i morti , di comandare ai
venti, ai flutti. Lo svanimento progressivo della coscienza della sua
personalità dopo la rivelazione che fece ai suoi discepoli, ai piedi
dell'Hermon, fino a quel giorno in cui, davanti a Caifa e Pilato, egli dichiara
apertamente che è il Messia e, pertanto, il re dei Giudei. L'ambiguità
delle sue risposte alle domande che gli vengono poste, la cura che egli mette a
dissimulare i suoi sentimenti e a tenersi in guardia, il suo stesso mutismo non
appena si sente nella stretta dei suoi nemici naturali, i preti e i teologi,
questo miscuglio di violenza ardente e di istintiva prudenza, di abilità
consumata benché incosciente, apparirà al più alto grado. Se Maria e
i fratelli lo avessero riportato nella casa di Nazareth e tenuto sotto
controllo, il profeta galileo forse avrebbe terminato la sua vita in qualche
seminterrato della casa paterna attaccato alla catena come l'indemoniato di
Cerasa. Egli era un alienato da legare. Gesù s'intrattiene con i
diavoli e si vede circondato da bestie selvagge e da angeli del cielo. Un giorno
scorse Satana cadere dal cielo come un fulmine. Queste sono allucinazioni.
Quando, in mezzo alla sua banda di Galilei, egli fece in Gerusalemme l'entrata
rumorosa e teatrale che conosciamo, quando, nella campagna di Gerusalemme,
un giorno che veniva da Betania ed aveva fame, egli si avvicinò ad un albero di
fico coperto di foglie e lo maledisse perché non aveva frutti pur sapendo che
non era la stagione dei fichi; quando egli fece una mezza rivoluzione in uno dei
cortili del tempio nell'ora in cui normalmente si svolgevano gli affari; infine,
quando egli si vantò ad alta voce che avrebbe distrutto il tempio e ne avrebbe
ricostruito un altro in tre giorni, Gesù dimostrò i segni di uno stato mentale
irrecuperabilmente danneggiato. Ciò che dà a questi atti un carattere
indiscutibile di pazzia non è la loro violenza, ma la loro assurdità.
(Soury J.
"Jésus et les Èvangiles" - Parigi 1878).
<<Gesù
fu probabilmente un bastardo con notevoli tare congenite. Degenere per natura,
ancora s'imponeva all'attenzione della massa per la forza della sua spiccata
autocoscienza unita ad una forte intelligenza che contrastava con la sua
immaturità familiare e sessuale. La sua perspicacia gli permise di riconoscere
gli errori della concezione religiosa dominante al proprio tempo e
d'interpretare le prescrizioni della legge in una forma nuova, più libera e più
vitale. La sua autocoscienza assunse in un lento sviluppo la forma di
un sistema delirante programmato, condizionato nei particolari dall'intensa
atmosfera religiosa dell'epoca >>.
Sempre De
Loosten aggiunge nel suo libro "Yeschuah Bar-Yosef":
<<Gesù ad un certo
momento finì per porre in rapporto alla sua persona, in un delirio di
autoriferimento, le profezie del Vecchio Testamento rappresentandosi come un
essere sovrumano ed attribuendosi i diritti divini, quale quello di poter
assolvere l'umanità dai peccati e di giungere persino al punto di mettere in
pratica a Gerusalemme un vero e proprio colpo di mano al fine di realizzare le
sue pretese continuamente reclamate ; egli ha inoltre dimostrato lo stato di
malattia mentale manifestando un 'delirio di persecuzione' allorché in un
discorso a Gerusalemme rimprovera violentemente gli astanti di voler attentare
alla sua vita suscitando la reazione di essere preso per un indemoniato>>
(Gv. VII-16).
(De Loosten "Jesus Christus von
Standpunhk des Psichieters"- Lambert, 1905).
Tutta una serie di personaggi carismatici, nella categoria degli psicotici
epilettici o istero epittelici>>.
(Rassmussen E. "Christus. Eine
vergleischende psycopatologische Studie" - Leipizig,
1905)
<<Gesù costituisce il mondo classico dell'uomo
patologico, alienato mentale>>.
(David Friedrich Straus, Leipzig, 1908).
<< Gesù
aveva dell'eredo-alcolista la costituzione mediocre, la povertà di concezioni,
la debolezza del ragionamento, le idee fisse, lo squilibrio intellettuale,
l'incoerenza, l'ipersuggestionabilità, le idee megalomani, persecutorie e
mistiche, lo squilibrio emotivo e sentimentale, (alternanze di esaltazione e di
depressione, eccessi di collera), la tristezza cronica, i terrori notturni,
l'irrisolutezza, la mancanza di energia, l'impulsività, il bisogno di
vagabondaggio, le anomalie dell'istinto sessuale, la sterilità. Egli era affetto
da una di quelle follie degenerative così frequenti tra i discendenti dei
bevitori, e questa follia presentò la precocità delle nevrosi eredo-alcolistiche
sin dall'infanzia. Infine, ci si domanda se egli non fosse, come molti
di loro, affetto da dipsomania (impulso irresistibile a ingerire bevande
alcoliche) poiché lo si vede trattato da bevitore di vino (Mt. 11,19), e, alle
nozze di Cana, svolge un ruolo nella distribuzione del vino ai convitati.
Ritroviamo alcuni di questi sintomi in suo fratello Giacomo che era per lo più
infantile e chiamato 'Piccolo'. Entrambi erano due mistici. Il misticismo è
frequente negli eredi-alcolisti. L'ipotesi più verosimile che possiamo
emettere su Giuseppe, il padre, è che egli era affetto da alcolismo al
momento in cui generò Gesù e Giacomo. I figli di Giuseppe e di Maria formavano
due clan, quello antimessianico formato dai normali che lo consideravano un
pazzo e quello messianico formato dagli eredo-alcolisti che lo considerava come
il Messia e figlio del dio dei Giudei. La sua figura è sregolata,
piena di lacune e di buchi. Incapace di osservare e di comparare, di ragionare
con obbiettività egli ha la tendenza a generalizzare e a spiegare tutto con il
meraviglioso. Le sue concezioni sono superficiali, puerili, assurde e
stravaganti come quella sul Regno dei Cieli. Le idee mistiche,
megalomani, ipocondriache, persecutorie, si succedono senza posa. Ma esse non
fanno che girare, in una folle ronda, intorno ad un'idea fissa che gli fa da
centro, da perno, cioè l'idea di essere il figlio di Jahvè, che ha ricevuto la
missione di cambiare il mondo. Il suo delirio è, dunque, quello cronico
sistematizzato e polimorfo dei degenerati mentali, è quella follia religiosa
che, secondo Emminghaus, germina specificamente su un terreno
patologico. Tutti i suoi atti sono subordinati a questa idea fissa che
viene rafforzata dalle allucinazioni. Egli non risparmia nulla per attirare la
folla alla propria farneticante dottrina, si lancia in predicazioni enfatiche,
esuberanti e prolisse in cui ritornano senza posa espressioni strane e confuse
ma da cui gli argomenti ingegnosi non sono banditi dando prova di destrezza, di
astuzia persino quando si tratta di sfuggire al rigore delle leggi. Il suo
egoismo, il suo orgoglio, la sua vanità, la sua ambizione sono senza limiti.
Egli è un egoista, un esaltatore di se stesso, un autolatra e, dal punto di
vista psicologico, un mostro incapace di adattarsi all'ambiente familiare e a
quello sociale, sprovvisto d'altra parte di senso morale, che fa l'apologia del
falso e del furto. Egli rapporta tutto alla propria persona e non cerca altro
che di mettersi in mostra. Si crede infallibile, non ammette contraddizioni né
opposizione, estremamente suscettibile, irritabile e persino violento, si pone a
campione della giustizia e del diritto, sempre violati dalla sua persona.
Sua madre, che non crede affatto alla sua missione divina, quando gli
fa un'osservazione le risponde sprezzante 'cosa vuoi da me se tra noi non c'è
nulla?'. (Gv. II,4). Quando Simone, figlio di Jona, si permette
di contraddirlo e di riprenderlo, egli gli grida 'allontanati da me Satana'.
(Mc. 8,33). Quando degli ascoltatori nella sinagoga gli negano il diritto
di violare la legge mosaica egli li avvolge con uno sguardo carico di collera e
li fulmina minacciandoli del fuoco dell'inferno (Mt. 12,42). La sua
maledizione coinvolge città intere, Chorazin e Bethsaida. Tutti gli ostacoli lo
irritano. Se la prende con i potenti, minaccia i demoni che gli resistono,
inveisce contro la tempesta e, suprema pazzia, maledice un fico perché colpevole
di non aver fruttificato a primavera. Le sue simpatie sono instabili.
Oggi adora il discepolo che ieri malediceva. Incline alla depressione
malinconica, egli paga i suoi entusiasmi con scoraggiamenti senza limiti, pieni
di profezie di disgrazie, di evocazioni di catastrofi e di idee di morte.
Sempre indeciso, lo vediamo, alla vigilia del suo supplizio, incapace di
prendere una decisione, incapace di volere. Egli manca di energia e di
coraggio e, incapace di qualsiasi lavoro, mena la vita del vagabondo e del
mendicante. Egli ha impulsi ambulatori che si dimostrano da bambino quando lo
fanno sottrarre alla sorveglianza dei genitori e da adulto lo gettano a
perambulare nel deserto per quaranta giorni. Si lascia andare in atti
bizzarri, ridicoli e persino violenti che lo portano a scacciare dal tempio i
mercanti a colpi di frusta. Infine traboccante di affetto per certi uomini,
rimane sessualmente indifferente verso le donne. E non lascia posteriorità
. Riassumendo, Gesù figlio di Giuseppe, ci appare, da come viene descritto
dai vangeli, pieno di pensieri incoerenti, di desideri contraddittori, di
sentimenti instabili, di impulsi irresistibili e dominato da un'idea fissa, come
il tipo classico del degenerato mentale. Gesù era un bevitore di vino.
Ora il vino è un veleno per gli eredo-alcolisti; esso provoca in loro, anche in
piccole dosi, pulsioni di delirio aggravanti la loro follia.
Ricordiamo la famosa scena delle nozze di Cana nella quale la madre
disse a Gesù che non avevano più vino e lui le dà una risposta nervosa che sa
tanto di chi è infiammato dall'alcol. "Cosa c'è tra me e te
donna?" e lei, rivoltasi a servi gli disse di fare tutto quello che gli
avrebbe detto. Io vedo in questa risposta tutta l'accondiscendenza di
una madre che, istruita dall'esperienza, sapendo che questa bevanda determinava
in lui eccessi deliranti, dopo avergli detto che non ce n'era più, per evitare
uno scandalo, lo asseconda nella richiesta dicendo ai servitori di portagliene
ancora. Del vino ne parla come un vero intenditore allorché sentenzia:
"Non vi è alcuno che, avendo gustato del vino vecchio, ne chieda del
nuovo, giacché si dice che il vino vecchio è eccellente".
Durante il pasto che precede la sua morte, sembra che quello che più
gli dispiace di lasciare sia il proprio il vino tanto da cercare consolazione
pensando che lo riberrà quando si compirà il regno di Dio sulla terra:
"In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna sino al
giorno in cui berrò di nuovo nel regno di Dio". Egli conobbe il
digiuno della miseria e il digiuno religioso. Si digiunava anche per purificarsi
prima di comparire davanti a Javhé, per diminuire la concupiscenza, per
procurarsi estasi e visioni. Il digiuno è tanto più agevole ai folli e ai
mistici in quanto essi sono spesso colpiti da sitofobia (avversione morbosa
all'assunzione del cibo, riscontrabile nelle psicosi schizofreniche e negli
stati depressivi gravi). L'alienato anoressico inventa spesso, per rifiutare di
mangiare, dei motivi in rapporto al suo delirio. La sitofobia sopravviene per
crisi. Essa esordisce in seguito all'astinenza e può essere di lunga durata,
essa aggrava il delirio paranoico. Nella follia mistica, il motivo di rifiuto è
un'idea di grandezza, di colpa o di persecuzione. Alla sitofobia bisogna
attribuire il digiuno di quaranta giorni al quale Gesù, figlio di Giuseppe, si
sottopose dopo il suo colloquio con Giovanni Battista. Questa sitofobia non era
altro che uno degli elementi della crisi mentale che egli subì impegnandosi in
una di quelle compulsioni ambulatoriali che i mistici ebrei attribuivano allo
spirito di Jahvé ed alle allucinazioni demoniache. Ma come conciliare
il digiuno di lunga durata con l'epiteto di gran mangiatore che gli si
attribuiva? Questa contraddizione è soltanto apparente. Infatti, i folli
religiosi, in particolare gli estatici, sono soggetti ad alternanze di voracità
e di sitofobia. La voracità coincide con l'agitazione, la sitofobia con la
depressione e il mutismo. La sitofobia riapparve in Gesù qualche tempo
dopo a Sichar dove, stanco del cammino, egli si sedette presso il pozzo di
Giacobbe, mentre i discepoli andarono in città per procurare i viveri.
Al loro ritorno lo esortarono a mangiare ma egli rispose che lui aveva
un alimento che loro non conoscevano. I discepoli allora, non
comprendendo la crisi che stava passando, si dissero che qualcuno gli aveva
portato da mangiare e Gesù rispose: "Il mio alimento è di fare la volontà
di Colui che mi ha inviato e di compiere la sua opera." (Gv. IV, 31).
Notiamo l'atteggiamento di queste brave ed umili persone verso di lui.
Se ne prendono cura cercando di supplire alla sua incoscienza delle necessità
della vita; non osano interrogarlo, si sforzano di comprendere le sue parole
oscure, agiscono verso di lui come verso un essere strano, misterioso e
temerario. Questa è l'impressione che fanno gli alienati sul loro
prossimo. Il primo grande acceso di sitofobia di Gesù, stando alla sua
biografia, durò quaranta giorni e quaranta notti. Quaranta giorni di digiuno che
sono fatali ad un essere normale, sono sopportabili dagli alienati. Nel folle o
nel semifolle mistico questa resistenza è aumentata per la non attività
muscolare e cerebrale, isolato com'è dalle fatiche e da ogni sorta di
preoccupazioni. L'astinenza aggrava il delirio nei mistici provocando in essi
l'insonnia e le allucinazioni soprattutto quelle demoniache. Fu in una di queste
allucinazioni che si vide trasportato dal demonio prima sul pinnacolo del Tempio
e poi su un monte altissimo intrattenendosi con lui in discorsi insensati nella
loro megalomania. Egli prevede che l'ora della sua morte è vicina.
Questo è il suo stato quando sul monte degli ulivi evocando il pericolo che lo
minacciava, un attacco d'angoscia con allucinazioni visive, agitazione e
ematidrosi (traspirazione mista a sangue) abbondante facciale. Anche se
non vi sarebbe bisogno di altro per affermare che il fondatore della religione
cristiana era un degenerato mentale, non possiamo tralasciare le sue tendenze
sessuali. Gli evangelisti segnalano idee di ablazione (asportazione di
tessuto) della mano in Gesù. Queste diverse osservazioni permettono di
concepire i processi mentali che nella maggioranza dei casi conducono i
posseduti da follia mistica all'automutilazione. Il malato prova
desideri sessuali ardenti e li soddisfa con la masturbazione. Egli crede che
facendo ciò commette un peccato. Schiavo di questa credenza e dei suoi desideri
egli arriva, talvolta, sotto l'influenza di un ordine di Dio, di
un'allucinazione teomaniacale, sia ad amputare l'organo della voluttà, sia ad
amputare la mano masturbatrice, sia a strappare l'occhio che si compiace della
vista delle donne e degli spettacoli voluttuosi. Ed egli si mutila tanto più
facilmente in quanto alla sua iperestesia sessuale (aumento dell'eccitabilità
delle parti sensitive di un organo) spesso corrisponde un'analgesia, un
circuito interrotto interessante i neuroni del dolore. Questo
processo è infinitamente probabile in Gesù, figlio di Giuseppe. Infatti, 1°)
egli ha delle idee di euconoidismo che forse mise in atto: "Vi sono
eunuchi nati così dal ventre della loro madre; altri sono stati fatti eunuchi
dagli uomini; altri si sono fatti eunuchi da se per il regno dei cieli. Chi può
comprendere ciò comprenda" (Mt. 19,12). 2°) egli ha idee di
edipismo (autolesionismo diretto sugli occhi) e di ablazione della mano, che
egli collega strettamente al coito e all'adulterio: "Voi sapete che è
stato detto di non commettere adulterio. Ma io vi dichiaro che chiunque guardi
una donna per concupirla ha già commesso l'adulterio nel suo cuore. Se il tuo
occhio ti fa peccare, strappalo e gettalo lontano, perché è meglio che tu perda
una delle tue membra invece che il tuo intero corpo sia precipitato nella
Geenna. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala e gettala lontano , perché è
meglio per te perdere una delle membra invece che tutto il tuo corpo precipiti
nella Geenna". In un altro passaggio, le idee di
automutilazione sembrano ricollegarsi a quelle dell'onanismo praticato sui
bambini: "A chi scandalizza uno di questi piccoli bambini che credono in
me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata al collo una pietra da mulino e
con quella fosse gettato in mare. E se la tua mano ti fa peccare, tagliala; è
meglio che tu entri monco nella vita che avere due mani e finire nella Geenna,
nel fuoco inestinguibile" (Mc. 9-42). Da questi passi e dai
paragrafi precedenti sono in dovere di concludere che Gesù aveva ardenti
desideri sessuali. È probabile che la sua frigidità verso le donne era in
correlazione con le abitudini dell'onanismo. Delicato di costituzione
avendo praticato un astinenza dal cibo di lunga durata ed un attacco di angoscia
con ematoidrosi, avente idee di euconoidismo, di edipismo e di mutilazione della
mano, rivelatrici di ardenti desideri sessuali, se non addirittura di
perversione sessuale, o dimostranti impotenza e sterilità, Gesù ci appare come
un degenerato fisico e mentale. Lo studio delle sue conoscenze, del suo
delirio, delle sue allucinazioni , dei suoi sentimenti e di tutto l'insieme del
suo comportamento, permetterà di completare il quadro. Si vedrà allora
a quale alienato tipico, classico, evidente, l'umanità ha sacrificato, in venti
secoli tanta energia, tanta felicità, tante vite umane>>.
(Binet-Sanglè.
"La Follia di Gesù" - Libro primo - Ed. 1915 - Parigi).
<<Tutto quello che sappiamo di Gesù è così perfettamente conforme
al quadro clinico della paranoia che è praticamente inconcepibile mettere in
dubbio questa diagnosi. Le polimorfe idee deliranti incoerenti manifestate
in varie occasioni da Gesù, figlio di Giuseppe, si raggruppano costituendo un
complesso sistema delirante culminante con la pretesa di dialogare con Dio,
ritenuto suo padre, che lo avrebbe inviato sulla terra per redimere l'umanità.
Nessun trattato di psicologia potrebbe descrivere un caso più classico di
megalomania di quello che ci viene dalla vita di Gesù. In Gesù si può
riconoscere nella maniera più evidente una delle caratteristiche essenziali dei
paranoici, quella di riferire a se stessi tutto ciò che vedono o leggono in
quanto egli rivolse a se tutte le profezie e credette di essere il re
profetizzato che doveva regnare sul mondo>>.
(Hrsch WW. - Conclusions of a
Psychiatrist. - New York 1912)
<<Un uomo che fosse soltanto
un uomo e dicesse le cose che diceva Gesù non sarebbe di certo un maestro
morale. Sarebbe un pazzo alla pari di uno che affermi di essere un uovo in
camicia>>.
(Lewis C.S. "Mere Christianity" - Londra
1952)
<<Gesù prega ad ogni istante, eleva gli occhi al cielo
come se lassù vi fosse un Dio. Non solo, ma riceve anche risposte, sente delle
voci. Questi sono indiscutibili segni di una nevrosi. Se devo dire la verità
Gesù è un malato di mente, il suo comportamento lascia trasparire il
comportamento del fanatico. Ha la stessa mentalità di Hitler. È convinto
che solo quelli che seguiranno lui saranno salvati.Tutti gli altri finiranno
all'inferno. Ebbene, solo un demente può sostenere cose simili. Chi è mai Gesù
per salvare qualcuno? Afferma di essere l'unico figlio di Dio e ci crede. Ci
credette fino al giorno in cui venne crocifisso. Solo la crocifissione porta un
poco di senno a questo folle. Solo sulla croce si rende conto della realtà
allorché grida, rivolgendosi a Dio: "Perché mi hai
abbandonato?". Egli è l'unico figlio di Dio, ma Dio non arriva.
Se non arriva ora, quando lo stanno crocifiggendo, quando potrà arrivare? Se
neppure Gesù viene salvato, che garanzia può mai avere chi lo segue? Ma gli
sciocchi credono ancora! I miracoli non accadono. Non sono mai accaduti. I
miracoli non esistono. Gesù che credeva ai miracoli si è aspettato di
riceverne uno fino in ultimo, ma non è arrivato.Un vero
schizofrenico. Continua a ripetere 'beati gli umili, perché di essi è
il regno dei cieli', quando lui non è affatto umile, anzi è molto arrogante.
Se sei oppresso dal condizionamento cristiano, non puoi essere in
grado di riconoscere la sua arroganza. Prova a pulirti e potrai comprenderla.
Una volta che un villaggio si rifiutò di dare cibo a lui e ai suoi
seguaci, ebbe un reazione di rabbia. E un'altra volta maledisse un fico perché
non trovò i frutti sull'albero come se il fico si fosse rifiutato di dargli da
mangiare. Attribuendo la volontà ad una pianta si comportò come don Chisciotte
con i mulini a vento. Tu, credente, come chiameresti una persona che maledice un
fico perché non dà frutti fuori stagione? Anche Giovanni Battista, dal carcere,
quando sentì dire queste cose, dubitò di Lui che fosse degno di essere accettato
e gli mandò un messaggio chiedendogli se veramente pensasse di essere il Messia
che gli Ebrei stavano aspettando. Giovanni Battista si era insospettito
perché c'era contraddizione tra ciò che Gesù faceva e ciò che invece
diceva. In nome di un folle paranoico i cristiani hanno versato più sangue di
chiunque altro, hanno combattuto guerre più di ogni altro. La gente è stata
massacrata, assassinata, bruciata viva dai cristiani. Tutti seguaci di Gesù.
Gesù dice di essere l'unico figlio di Dio e la gente ci crede. Si deve
credere ciecamente solo alle finzioni, non hai fatti che sono comprensibile
nella loro esistenza. E Dio è la più grande finzione creata dall'uomo.
Gesù è un povero pazzo che ha girato la Palestina affermando di essere
il messaggero di Dio. La dottrina ricavata da quelle poche frasi che si
ripetono nei vangeli e che potrebbero essere racchiuse in una cartolina è stata
scritta per operazioni di dominio politico sugli esseri umani e le vicende
storiche hanno sfruttato questa ideologia al fine di consolidare regimi che
facevano dello schiavismo la loro logica d'esistenza. I ferri roventi
hanno usato un pazzo per mettere in ginocchio gli esseri Umani. Da questo
traiamone le conseguenze: ogni volta che un uomo si mette in ginocchio davanti
al pazzo di Nazareth rinnova l'orrore dei ferri roventi. Rinnova l'orrore dello
sciovinismo, l'orrore dei campi di stermino nazisti, l'orrore del colonialismo,
l'orrore dell'essere umano reso bestiame per l'uso e consumo di un Dio
assassino. Chi scrive del pazzo di Nazareth sono degli apocalittici,
dei personaggi disperati che vedono avvicinarsi la fine del mondo e quindi
incapaci di programmare un futuro. Perché arare il campo, perché seminare,
ammassare nei granai? Queste sono cose che lasciamo ai pagani perché noi
sappiamo che tutto diventerà polvere con l'arrivo del nostro pazzo dalle nuvole.
Dividiamoci quello che c'è ed attendiamo la morte. Questo è il messaggio
apocalittico dei vangeli che rinnovato di generazione in generazione ha portato
i divulgatori del cristianesimo a distruggere le culture sociali di mezzo mondo.
Hanno costruito miseria, massacri, stupri e favorito la divulgazione delle
malattie e della fame perché il loro Dio stava arrivando con grande
potenza per giudicare i vivi e i morti. Gesù si spaccia per padrone
della vita e pretende che chiunque accetti le sue pretese. Minaccia e
millanta. Il suo millantare, la sua pazzia deve essere mediata e finalizzata dal
progetto politico. Il progetto politico è basato sul controllo degli esseri
umani. La pazzia, venduta all'interno della setta, deve essere imposta al
mondo circostante e a tutti coloro che, non accettando la fede dogmatica,
vogliono verificare e controllare. Ci penseranno i costruttori dei
vangeli a condannare chiunque voglia discutere l'esistenza di Cristo. I vangeli
estenderanno la pazzia di Gesù in Dio per finalizzare l'egemonia del
cristianesimo sul mondo. I cristiani non avranno pudore nell'imporre la follia
del loro profeta con vessazioni, persecuzioni, torture, roghi e morte.
Combattere l'ideologia del pazzo di Nazareth è il solo modo per difendere
la società dall'oscurantismo e sviluppare la libertà degli esseri umani.>>
(Da il
"Pazzo di Nazareth" di Simeoni C. - Internet,
htpp://members.xoom.Virgilio.it-XOOM/fedpadana/cinquebb.html.2001).
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