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Comment and Debate
Sono un ateo, eppure mi indigna la presenza di questo prestigiatore a Roma che non ha rispetto della mia comunità. Sta riaffiorando un residuo di sciovinismo teologico.
La dichiarazione di questa settimana del Papa, che la Chiesa d’Inghilterra e altre denominazioni non sono delle “vere chiese”, era evidentemente destinata ad una massa di drogati.
Come il rev. Johnson, che rispondeva a Berkeley sulla non esistenza della materia, sono stato tentato di andarmene in giro per la mia chiesetta di St. Maria, dare un calcio a una colonna e confutare tutto in questo modo.
Poi mi son ricordato che il Papa Benedetto è un surrealista teologico. La sua chiesa è come la pipa di Magritte: questa non è una pipa, diceva mentre la mostrava. Il papa parla per rebus.
Personalmente, come ateo che ama le chiese, sono costantemente deviato dall’ectoplasma delle dispute religiose. Gli antropologi posso spiegare che quando il vicario di Boorlington Parva va all’altare, i gesti, i canti e la pretesa di star a masticare il corpo di Cristo, non sono altro che il ripetersi di quello che si faceva a Chichen Itzà o nella foresta del Borneo, nei secoli passati.
Tali relitti sono ormai nel nostro DNA. Tuttavia in qualche modo il Papa sta affossando quello che resta della mia comunità. Un nuovo sciovinismo teologico sta ritornando a galla.
Chi è dunque questo prestigiatore di Roma che pretende di avere una supremazia attraverso la più grande contraddizione della storia intellettuale europea e cioè l'affermazione dell’infallibilità del Papa nel Concilio Vaticano del 1870?
Senta, Papa, sono quasi tentato di dire che in due si può anche giocare sull’infallibilità, ma in questi giorni lei sta perdendo tante di quelle partite che, per vincere, dovrebbe spostare continuamente in avanti i traguardi raggiunti con i suoi concili laterani e vaticani. I miei dei stavano bene su Iona e Lindisfarne, finchè non sono arrivati quelli di Canterbury e hanno fatto un'enorme confusione per 1500 anni!
Il Papa ha fatto una distinzione fra le Chiese Ortodosse che ha chiamato sorelle (e perché non fratelli?), e i Protestanti, che non hanno “preti sacramentali”..., un "mistero eucaristico" e che lui, sicuramente, guarda come qualcosa non lontana dal paganesimo.
Prima di tutto questo è un abuso nell'uso della parola CHIESA che ci viene dal tedesco CIRCE (in scozzese KIRK), e infine dal greco KYRIAKE' DOMOS, ossia Casa del Signore. La radice fondamentale è dunque kyrios, capo supremo. Tutto questo è un’ampia definizione sacerdotale e dunque di una chiesa ampia quanto si possa immaginare.
Se il Papa volesse ripassare il Latino, allora ci troveremmo in una ECCLESIA, dalla parola greca che sta per ASSEMBLEA. Questa è di solito tradotta come la riunione o la congregazione dei cristiani e non solo di quelli che obbediscono al Soglio di san Pietro. Lo stesso Agostino definì questa parola per significare sia un corpo di credenti, sia il posto dove essi si riunivano, significamus locum qui continet, scriveva. In altre parole non esiste alcuna esclusiva per Papa Benedetto, riscontrabile nei testi.
Tutto questo ci rammenta la megalomania di Bonifacio VIII, che espresse tante e tali pretese oltraggiose di supremazia, che i monarchi e persino i cardinali rifiutarono di ascoltare e andò a finire con lo Scisma del 1378 e con la Riforma. Nel dire che solo il Cattolicesimo Romano è una Chiesa vera e propria, il Papa non fa che ridefinire la parola adattandola ai suoi bisogni. Insomma si sta arrampicando sulla cupola di Michelangelo e si sta battendo il petto come faceva King Kong!
Quelli che, come noi, sono stati educati nell’ambito della tolleranza britannica tradizionale, possono anche sorvolare su tutto questo, ma agli altri, che desiderano mettere ordine nei propri affari, secolari o spirituali, deve essere consentito di farlo in pace, sempre che sia permesso..., visto che la Gran Bretagna di Blair quì ha qualche problema. Se l’Islam, lo Scintoismo, lo Zoroastrianesimo e il Druidismo, i Battisti o quelli del Settimo Giorno vogliono chiamarsi chiese, noi riusciamo tranquillamente a viverci insieme; è solo Benedetto che non ci riesce.
Se però ci deve essere una disputa, con Roma, su che cosa è o non è una chiesa, allora occorrerà fare un po’ di pulizia tra le erbacce. Quel che accade nelle chiese, naturalmente, può anche non riguardarmi, ma io le rispetto come un utile legame sociale, come rispetto la parrocchia che rimane un utile riferimento della storia locale. Visto che la Chiesa di Roma assume certi atteggiamenti di fronte alle proprie consorelle separate, allora dovrebbe essere il vicario anglicano ad imitare Benedetto e, con ragione, sedersi in cima al suo campanile gotico e proclamare che la sua è la vera ed unica chiesa. Anche lui potrebbe dichiarare che tutti sono credenti solo sotto la sua autorità o, per lo meno, sotto lo stesso suo tetto.
Per un forestiero può sembrar ridicolo che la cosiddetta Comunità cristiana britannica, comprese le sue parti protestanti, non possa pregare o credere nella stessa chiesa. Sarebbe come se le cappelle del Galles dichiarassero di non celebrare più insieme e morire per conto loro.
Eppure la Chiesa d’Inghilterra è stata proprio la prima a scindersi in due piuttosto che mettersi insieme ai Metodisti, ai Presbiteriani e ai Cattolici, in un solo posto.
L’altra settimana il primo ministro ha annunciato che non avrebbe più nominato vescovi e che avrebbe lasciato tale cerimonia e incombenza alle autorità della chiesa. Perché poi Brown si è fermato lì? Avrebbe dovuto invece cogliere l’occasione del Discorso alla Nazione fatto dalla Regina, mercoledì scorso, per portare avanti il distacco della Chiesa d’Inghilterra. Ciò non dovrebbe avere influenza sulla Regina stessa come capo supremo della Chiesa, ma Brown come un figlio della Chiesa scozzese, e come capo di quello che dovrebbe essere un governo secolare del XXImo secolo, sicuramente avrebbe potuto spazzare via qualsiasi residuo di vanità di stato rimasta in vita fino a questo momento.
Che una denominazione religiosa, con lo stesso numero di fedeli settimanali, nelle chiese cattoliche come in quelle anglicane, possa avere un trattamento legislativo speciale non ha motivazioni. Se poi Brown vuole continuare a tenere in piedi le scuole parrocchiali affinché siano d’appoggio alla fede anglicana, che ciò costituisca un privilegio per le scuole di selezione di classe, è più che evidente.
Si guardi a quello che è accaduto nell’Irlanda del Nord.
Brown, infine, è un fan del teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer, il cui Cristianesimo, senza religione, era stato inventato per rimodernare la fede in un’era umanistica nuova. Il campione di Bonhoeffer, Alec Vidler, si è dato un gran da fare affinché la chiesa rimanesse sugli stessi princìpi, al fine di escogitare nuove e più larghe motivazioni di sviluppo.
Se però si viene a sapere che “c’è stata pulizia e che si è rimesso ordine” tutto ciò potrebbe andare perso. Questa incongruenza storica sarebbe stata giustificabile soltanto se Vidler avesse scritto tutto questo nel 1960, mentre oggi rappresenta un assurdo, con l’Anglicanesimo perso fra le chiese di casa, predicatori di vangelo, Pentecostali e Chiese senza Chiesa dal principio alla fine.
Brown dovrebbe ripassarsi Bonhoeffer, lasciare a sé la Chiesa d’Inghilterra e lasciare che Canterbury, Roma e il resto se la vedano tra di loro su un campo paritetico, credendo in Dio nel modo che più loro aggrada.
Questo pone il problema di che cosa accadrebbe se un domandi le chiese parrocchiali fossero improvvisamente vuote, queste glorie dell’Inghilterra di provincia (un po' meno in Scozia e in Galles), questi musei della propria storia e umanità. Se i fedeli continuano a diminuire, possono seguitare però a rimanere in piedi come un riferimento fisico particolare ed emotivo delle comunità alle quali appartengono, dove si svolgono le celebrazioni e le riunioni dei cittadini.
Se “questa chiesa” crolla bisogna allora trovare nuovi usi per i locali vuoti.
Non avrebbero bisogno di padroni spirituali, di monarchi unti, di terre e scettri. Esse possono, e già lo fanno, racchiudere in sé caffè e uffici postali, biblioteche e salette da concerto, gallerie d’arte e luoghi di riunione comunitari, ma dovranno comunque essere usate!
Se dipendesse da me, non abbandonerei le chiese parrocchiali, anzi farei il contrario: le istituzionalizzerei come fanno in Germania, o nelle altre nazioni del continente, affidandone la responsabilità allo stesso comune di appartenenza; un carico in più per le spese locali in cambio di una specie di divertimento religioso e secolare per tutti gli abitanti, come era nel Medioevo. Tutti pagavano per costruirle e tutti avevano il diritto di frequentarle ed esse dovevano essere aperte a chiunque. Oggi, in particolare, hanno bisogno di qualche soldo per rimanere in piedi, e ne hanno un bisogno disperato.
S. Jenkins
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